“La tragedia del terremoto ha unito i nostri destini, non possiamo lasciare fuori queste persone dai diritti di cittadinanza e dal voto amministrativo”. Con il sindaco una rappresentanza di 50 studenti reggiani. L’applauditissimo intervento della studentessa Lamiaa Zifal; le dichiarazioni del presidente Fini e del ministro Riccardi.

“Il governo e il Parlamento aprano gli occhi sulla realtà che viviamo nelle nostre città, con una forte presenza di bambini di origine non italiana. L’Italia non è la terra dei loro padri, ma è la loro nazione perché è qui che sono nati e i loro diritti vanno tutelati”.

Lo ha detto il sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, Graziano Delrio, che in qualità di portavoce della Campagna ‘L’Italia sono anch’io’ – promotore delle due proposte di legge per la riforma della cittadinanza e il diritto di voto ai cittadini di origine non italiana – è intervenuto alla Conferenza nazionale sulla Cittadinanza, oggi alla Camera dei deputati. Delrio ha auspicato una “modifica della legge sulla cittadinanza e l’introduzione del voto amministrativo agli stranieri residenti. Qualcuno dubita che sia opportuno in questo momento cambiare la legge sulla cittadinanza: io dico che non c’è un tempo giusto o sbagliato per fare le cose giuste. Queste vanno fatte e subito”. Delrio ha quindi ringraziano il presidente della Camera Gianfranco Fini per aver calendarizzato l’esame della legge sulla cittadinanza.

Riferendosi alla tragedia del recente terremoto, Delrio ha evidenziato come “i giorni tremendi che sta passando la mia terra, hanno fatto vivere ad italiani e stranieri un destino comune. La morte non ha fatto sconti, sotto le macerie sono morti operai italiani, ma anche lavoratori migranti residenti in Italia”.

E la nascita della bambina di origine cinese nel campo di accoglienza di Mirandola dimostra l’assoluta diversità nei diritti tra persone che condividono lo stesso destino: “Quella bambina – ha sottolineato il sindaco – anche se nata in Italia, resterà straniera fino a 18 anni, con la norma attuale. Ebbene, il nostro impegno deve essere affinché questa bambina diventi un pezzo importante del nostro Paese futuro”.

Da parte di Delrio, quindi, un forte appello alle istituzioni perché venga modificata la legge sulla cittadinanza, che forse “è nata già vecchia”. E la dimostrazione arriva da una ricerca svolta da Cittalia in dieci città, secondo cui tra 20 anni in Italia ci saranno quasi 10 milioni di minori, di cui uno su cinque sarà di origine straniera.

“Questi ragazzi – è la considerazione di Delrio – devono sentirsi parte di questa patria, non possiamo lasciarli fuori dalla fruizione dei diritti di cittadinanza”.

Una seconda proposta di legge presentata da ‘L’Italia sono anch’io’ riguarda l’estensione del voto amministrativo ai cittadini di origine non italiana. “Quando nel 1946 venne introdotto il voto alle donne, molti temevano che per questo avrebbero perso potere, ma di fatto la realtà ha dimostrato esattamente il contrario”, ha ricordato Delrio.

“La raccolta di firme in questi mesi – ha concluso Delrio – ha dimostrato come il Paese sia maturato. Non c’è tempo giusto e sbagliato per le cose giuste. Né bisogna avere paura di allargare i diritti, questo rende più forti e più ricchi. Per questo attendiamo che il Parlamento si assumi le sue responsabilità dando seguito all’approvazione delle due proposte di legge depositate lo scorso marzo”, su riforma della cittadinanza e diritto di voto per i cittadini di origine non italiana.

GLI STUDENTI – All’incontro di oggi a Roma era presente anche una cinquantina di studenti e studentesse reggiani degli istituti Ipsia, Filippo Re, Canossa, Bus Pascal e dell’Università di Modena e Reggio Emilia che hanno partecipato nel corso dell’anno alle attività sulla cittadinanza proposte dalla Fondazione Mondinsieme, la stessa che ha organizzato la loro presenza all’incontro, insieme al Comitato L’Italia sono anch’io di Reggio Emilia per rappresentare la ricchezza di culture delle città italiane. Cittadini da ben 139 nazionalità diverse convivono a Reggio Emilia e la scolaresca reggiana in parte le ha rappresentate a Roma. Tra di loro anche Lamiaa Zifal, 12 anni, della scuola media Manzoni di Reggio, con genitori di origine marocchina, che è intervenuta alla Conferenza alla Camera per dare la sua testimonianza, raccogliendo un’ovazione.

TESTIMONIANZA DI LAMIAA – “Vi racconto la mia piccola storia. A scuola va tutto bene, stavo benissimo, vivevo felice e serena fino a due anni fa circa… quando, un giorno ricevetti un 10 in grammatica, ero cosi felice perché non succedeva tutti i giorni, ma il commento della maestra mi lasciò un po’ perplessa; le sue parole mi fecero riflettere sulla mia identità. Lei mi disse: ‘Lamiaa, sei stata bravissima, hai superato gli italiani!’.

Che cosa?, dicevo fra me e me: ‘Ma io sono italiana!’.

Quando tornai a casa, mia mamma notò la mia rabbia, era arrivato il momento della discussione di un argomento che non avevo mai aperto prima d’ora con i miei genitori.

Mia mamma in quel giorno mi disse: ‘Ma non c’è niente di male se ti chiamano straniera’. Perché secondo lei non è affatto un insulto.

Ma il problema non era questione di insulto, era da verificare se io sono straniera o meno.

E io replicai: ‘Mamma, ma io non mi sento straniera, sono nata e cresciuta in Italia; io non nego le mie origini, ma casa mia è in Italia e mi sento italiana. Il Marocco lo adoro sì, però lo sento più il Paese dei miei genitori che mio. Non so se mi capisci. Non lo so, io non ci ho mai pensato prima, e davo per scontato di essere italiana!’.

E la discussione finì, almeno in quel giorno, con un silenzio che diceva tanto.

Passa un anno, e vado alle medie, emozionata e un po’ spaventata dalle novità. Siccome mia mamma, durante l’estate mi aveva insegnato un po’ di francese con la pronuncia giusta, la mia insegnante fin dalla prima lezione aveva notato questo e mi disse: ‘Brava, hai una bella pronuncia, da dove vieni?’. E io pensai in quel momento: ‘Ancora? Ma cosa vuol dire da dove vengo? Da Reggio Emilia no? Ah forse voleva dire: da dove vengono i miei genitori?’.

‘Cara prof, i miei genitori vengono dal Marocco, e io sono nata a Reggio Emilia’, le ho risposto.

Adesso per favore chiariamo la faccenda, non chiamatemi mai straniera o immigrata, a voi la scelta: potete chiamarmi italo-araba oppure italo-marocchina, ma non sono affatto straniera; i miei genitori tanti anni fa hanno scelto di immigrare, e sono venuti in Italia. Ma io non ho mai migrato, sono nata in Italia, per cui mi sento italiana, non so con quale percentuale, però lo sono, perché lo sento dentro e lo credo. Sento come se il Marocco fosse mio papà e l’Italia mia mamma e nessuno potrebbe mai togliermi dal cuore uno dei due.

Questa non è solo la mia storia, ma è la storia di tutti i bambini e i ragazzi, figli di immigrati, che sono nati in Italia, e purtroppo riscontrano oltre a questi stessi miei problemi, altri problemi…

Da qua, vorrei lanciare un messaggio: concedete la cittadinanza italiana a tutti i nativi, risparmiateci tutti i problemi inutili che non finiscono mai, e smettetela di farci vivere situazioni, che ci fanno sentire quello che non siamo.

Lasciateci studiare e costruire il nostro futuro con serenità, e ricordatevi che italiani lo sentiamo dentro davvero”.

IL MINISTRO RICCARDI – “Non riconoscere l’integrazione avvenuta nel nostro Paese è una grave responsabilità”, ha affermato il ministro per la Cooperazione e l’integrazione, Andrea Riccardi, intervenendo alla Conferenza nazionale sulla cittadinanza alla Camera.

“Perché non sancire giuridicamente questa avvenuta integrazione?”, si è chiesto il ministro, spiegando che “è nostro interesse nazionale” farlo. “I ragazzi di origine straniera sono i migliori mediatori tra le comunità straniere e gli italiani” ha aggiunto, e per questo “facilitare la cittadinanza per i minori stranieri è un atto doveroso e un grande investimento per il Paese”.

“Molti in Italia sono consapevoli – ha detto ancora Riccardi – che l’antiquato ius sanguinis non è più adeguato. Lo ha detto anche il presidente Napolitano di recente. Ed è un peccato che in Parlamento ci sia una impasse legislativa su questo tema, forse per timore che lo ius soli puro sia troppo estensivo”. Ma questa impasse “può essere superata dalla volontà politica”, ha precisato, ribadendo la sua proposta di ius culturae, cioè di dare la cittadinanza a chi nasce in Italia o vi arriva da piccolo e ha compiuto almeno un ciclo scolastico in Italia.

“Quello della cittadinanza è uno dei pilastri dell’architettura dell’Italia di domani – ha concluso Riccardi – se i modelli di integrazione francese e inglese hanno segnato il passo, non possiamo costruire un modello italiano?”.

IL PRESIDENTE FINI – “La scorsa settimana la conferenza dei capigruppo ha deciso di mettere in calendario entro il mese di giugno, su mia proposta, l’esame della legge sulla cittadinanza”. Lo ha annunciato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, aprendo i lavori della Conferenza.

“Non è detto che il voto ci sarà a giugno, ma il fatto di incardinare la norma dimostra la volontà della Camera di discutere della materia prima della fine della legislatura”, ha aggiunto il presidente della Camera.

“Non si può sfuggire ad una modifica ineludibile né chiedere solo il rispetto delle regole – ha detto ancora Fini – ma occorre anche educare alla condivisione dei valori, nei quali vanno trovati elementi unificanti. Un lavoro non semplice, quello di rimuovere le differenze, ma il mio auspicio è che sia possibile se non in questa nella prossima legislatura”. Il tema della cittadinanza, ha sottolineato il presidente Fini, è un principio universale, non è di destra o di sinistra, ma attiene alla dignità delle persone”.

Il Comitato della campagna ‘L’Italia sono anch’io’ e’ composto da 19 organizzazioni della società civile tra queste Acli, Arci, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco.