“Una riforma dall’avvio frenato e con molte incertezze”. Non hanno esitato ad esprimere la loro preoccupazione e anche disappunto gli imprenditori modenesi, in particolare quelli del settore turismo e dei pubblici esercizi di fronte ai nuovi adempimenti introdotti dalla Riforma del Lavoro. Le perplessità sono emerse nel corso degli incontri organizzati da Confesercenti Modena sul territorio nei giorni scorsi col fine di illustrare le nuove tipologie contrattuali introdotte dal provvedimento. “Nonostante la circolare interpretativa – fa sapere l’Associazione imprenditoriale modenese – le norme contenute nella Riforma riguardo alle assunzioni contengono troppe incertezze che rischiano di penalizzare le aziende. Manca inoltre un periodo di transizione, per permettere alle aziende di adeguarsi a livello organizzativo rispetto alle novità intervenute”.

Il testo della Riforma del Lavoro, è divenuto definitivo soltanto martedì 17 luglio, a seguito del pacchetto di emendamenti approvato all’interno del ‘Decreto Sviluppo’. Molte disposizioni però sono entrate in vigore il giorno successivo, il 18 luglio creando non poche difficoltà. Diverse le novità in esso contenute: in merito al lavoro a chiamata i nuovi adempimenti amministrativi in questa fase sono stati affidati alle singole Direzioni Territoriali del Lavoro, creando disomogeneità e incertezze a livello territoriale. Poco chiara inoltre la situazione del collocamento obbligatorio, basato adesso su un nuovo calcolo che coinvolge anche gli occupati a tempo determinato, mentre non è previsto alcun periodo di transizione dal vecchio al nuovo regime, ma la decorrenza è stata immediata. Da ultimo e non di minor importanza non vi sono incentivi per favorire nuova occupazione.

“Gli imprenditori incontrati da Confesercenti ritengono che gli aggravi burocratici introdotti dalle nuove norme sui rapporti di lavoro flessibili, siano piuttosto penalizzanti – dichiara L’Associazione – a maggior ragione per l’entrata in vigore immediata della Riforma senza permettere il dovuto adeguamento. I nuovi adempimenti relativi al lavoro a chiamata, richiedono per ogni singola chiamata in servizio l’obbligo della comunicazione anticipata presso le Direzioni Territoriali del lavoro. Oppure la convocazione presso le medesime del datore di lavoro per ogni singolo licenziamento per riduzione di personale (per le aziende con un numero di dipendenti superiore a 15)”.

“A questo occorre aggiungere che per i contratti a termine è previsto uno stacco obbligatorio tra un contratto a termine e l’altro, di 60 giorni. È evidente che tutto ciò andrà ad incidere sull’attività, sulla programmazione e l’organizzazione aziendale. Per non parlare dei costi aggiuntivi che dal 2013 dovranno sostenere le imprese per i contratti a termine. Dunque una nuova regolamentazione del mercato del lavoro che rischia di non centrare l’obiettivo, posto a premessa della riforma, e cioè di sostenere la ripresa. Di certo nell’immediato la Riforma è destinata a rendere più complessa la gestione delle imprese oltre che aggravarne i costi”.