
“Dai seminari autogestiti alle aule occupate in università; dall’apertura di spazi di sperimentazione per una socialità e vivibilità differente in piazza Verdi e in tutta la zona universitaria simboleggiati dalla campagna I Love Piazza Verdi; dai percorsi contro il caro-vita e per la riappropriazione di reddito come la campagna Occupy Mensa ecc… – scrivono gli studenti -pensiamo sia giunta l’ora di determinare e praticare collettivamente esistenze differenti e più ricche della miseria che quotidianamente ci viene imposta.
Lo Studentato Occupato Taksim è un passaggio ulteriore di una nuova geografia della zona universitaria in costruzione. Taksim vuole dire condivisione e connessione con i movimenti globali che dal 2011 in poi stanno segnando il nostro presente. Taksim è la nostra solidarietà con il movimento turco che da mesi si sta battendo nelle strade.
Siamo tutti e tutte coscienti di come a Bologna il costo degli affitti sia sempre più insostenibile. Di come l’abitare sia spesso degradato. Basti pensare che a Bologna su una popolazione studentesca di oltre 40.000 fuorisede i posti letto messi a disposizione sono solo 1465, e ognuno ha un costo di circa 200 euro.. Per questo riteniamo giusto e necessario che le case lasciate vuote dalla speculazione vengano occupate e non lasciate al degrado dell’abbandono.
E’ a partire da queste considerazioni che – aggiungono – come studenti e studentesse dell’università abbiamo deciso di aprire uno stabile vuoto da anni per farne uno studentato autogestito. Uno spazio che vogliamo difendere e che vogliamo sia solo un primo passo per conquistare collettivamente reddito, diritti e saperi”.




