
A inizio settimana due blitz alla Coin e un tentativo di taccheggio all’Oviesse avevano portato ad un arresto ed una denuncia mentre il giorno dopo una casalinga era stata arrestata per aver aggredito la responsabile di un negozio della città che l’aveva sorpresa con cosmetici rubati dagli scafali. Chi si munisce di magnete per togliere i dispositivi antitaccheggio, chi usa violenza ai commessi per assicurarsi la fuga dopo essere stato beccato rubare, chi nega l’evidenza nonostante l’allarme sonoro e la refurtiva in borsa, chi provvede al pagamento della merce pur di non finire nei guai: è variegato il profilo dei taccheggiatori ovvero di coloro che rubano la merce esposta negli scafali dei negozi e dei supermercati che ricomprende professionisti, imprenditori, impiegati, disoccupati, operai, casalinghe e studenti. Nessuna fascia sociale viene esclusa cosi come nessuna attività commerciale è risparmiata dalle incursioni dei taccheggiatori: dai grandi magazzini e supermercati dei centri commerciali che quantificano poi i danni economici durante i controlli di inventario di fine anno ai piccoli negozi al dettaglio. Con la crisi che oramai ha affondato le sue radici nel tessuto sociale reggiano aumentano in maniera esponenziale i taccheggi. Certo ci sono casi che vengono attentamente valutati e che riguardano persone che rubano per disperazione alimenti senza pagare ma il trend riguarda in prevalenza persone che non volendosi privare di nulla (vestiti, cosmetici, profumi, cellulari ed accessori etc..) cerca di far “quadrare” i conti in casa dedicandosi al taccheggio rischiando di rovinarsi la fedina penale. Ai furbastri si devono poi aggiungere i ladri di professione che si organizzano in squadre per far incetta di beni dagli scafali dei supermercati e grandi magazzini: insomma a Reggio è allarme taccheggi.


