
Le indagini sono iniziate la mattina del 6 giugno 2013, quando due persone sconosciute si avvicinarono a un 87enne di San Benedetto Val di Sambro che stava governando gli animali davanti alla sua abitazione. I due soggetti, dopo un breve dialogo per guadagnarsi la confidenza con l’uomo, costrinsero l’anziano a recarsi in casa e sotto la minaccia di un coltello impugnato da uno dei due malviventi, lo rapinarono. Dopo averlo immobilizzato a una sedia, i due rapinatori salirono nella sua Fiat 600 e si allontanarono. Dopo essersi liberato le caviglie, il malcapitato si recò in cantina per reperire un attrezzo e liberarsi anche i polsi. Mentre era indaffarato a slegarsi, notava una lattina di aranciata aperta da uno dei due rapinatori e dimenticata sopra un mobile. Il denunciante forniva una descrizione fisica dei due soggetti: entrambi dell’età di circa 20-25 anni e dell’altezza di circa 180 cm; uno dei due (quello che lo aveva minacciato col coltello) più robusto, di carnagione olivastra e parlava con un accento strano, forse straniero; l’altro di carnagione chiara, parlava in lingua italiana in modo più comprensibile. Un mese dopo, la Fiat 600 fu rinvenuta a Bologna e restituita al legittimo proprietario. Però, sul luogo del reato intervennero anche i Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Bologna che repertarono alcune impronte digitali verosimilmente lasciate dai due rapinatori: due impronte furono trovate anche sulla lattina di aranciata e un’altra sull’anta di un mobile della cucina. Grazie al supporto dei Carabinieri del RIS di Parma, che hanno analizzato le prove raccolte dai Carabinieri di Bologna, le impronte sulla lattina sono state attribuite ad A.M., mentre quella sull’anta a G.P., quest’ultimo noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti di polizia contro la persona e il patrimonio. Dopo la cattura i due sono stati associati al Carcere di Bologna.



