
Luca Lorenzi, presidente Abi, ha auspicato che la nuova liquidità concessa proprio in queste ore dalla Bce alle banche europee “venga immessa nell’economia reale, e distribuita quindi a imprese e famiglie. La vera crisi – ha aggiunto Lorenzi – è quella dei consumi e di conseguenza del mondo industriale”. Costituisce un problema, a giudizio pressoché unanime dei rappresentanti del mondo del credito, selezionare i clienti giusti da finanziare. In particolare, dai dati presentati da Abi, la provincia modenese registra difficoltà maggiori rispetto ad altre aree, con i prestiti alle imprese calati del 3% e quelli alle famiglie del 2,1%, mentre le sofferenze sono arrivate al 12%.
Guglielmo Belardi del Microcredito centrale: “Le banche sono imprese commerciali come le altre imprese: devono selezionare i soggetti con cui lavorare; il Fondo di Garanzia è un ulteriore strumento a disposizione: “A Modena c’è largo uso di questa soluzione, basti pensare che da gennaio a novembre le banche hanno fatto quasi 1.300 richieste di copertura, il 50% in più rispetto al 2013, segno che la volontà di finanziare le imprese c’è”.
Ma cosa devo chiedere gli imprenditori per ottenere credito? Il primo a rispondere è Giuseppe Zanardi, area manager di Unicredit Modena: “Quando dialoghiamo con le piccole aziende dobbiamo conoscere il loro bilancio e i loro comportamenti”. Alessandro Zorzi, responsabile credito di Area di Monte Paschi di Siena, ha sottolineato l’importanza dell’internazionalizzazione: “Le aziende che oggi si presentano più solidi e affidabili sono quelle che si sono lanciate sui mercati esteri già anni fa in maniera strutturata”. Ha chiesto un salto di qualità nel rapporto banche-imprese Tarcisio Fornaciari, responsabile della Direzione territoriale Emilia Centro Bper: “Dobbiamo tenere presente che i criteri con cui la Bce valuta gli istituti sono stringenti, e per ogni impresa che finanziamo ci viene chiesto se abbiamo a disposizione la documentazione relativa alle prospettive degli investimenti che andiamo a sostenere; operiamo in un mondo estremamente diverso rispetto al passato, nel quale i criteri di valutazione sono molto meno soggettivi”. Uno stimolo particolare è venuto da Gabriele Caridi della Banca Interprovinciale, il quale ha citato il crowdfunding: “Si tratta di una raccolta di risorse dalla gente comune, ormai diffusissimo all’estero. Tutti, banche e imprese, dobbiamo trovare strade nuove. Sul nostro territorio abbiamo aziende con grosse potenzialità e dobbiamo ripartire da ciò che siamo, dal nostro estro e la nostra creatività”.
Altra questione sottolineata è quella della patrimonializzazione: a molte aziende manca il patrimonio e non la liquidità; tutti i rappresentanti del mondo creditizio sono stati unanimi nel sottolineare il punto.
È stato poi sottolineato, sulla base di un dato esposto da Ferraresi e rilevato nell’indagine Confimi, il dato di un buon 60% di imprese intervistate che afferma di ignorare il proprio rating. Anche in questo caso la valutazione concorde è stata sulla necessità di lavorare sulle imprese affinché conoscano e “manutengano” il proprio rating, dal quale dipende sia il livello del merito creditizio, sia il costo del denaro.
Nella foto un momento dell’evento




