
Le imprese in rosa sono aumentate nei due terzi delle regioni italiane: nel complesso nel Paese, le imprese femminili (1.160.348) sono aumentate dello 0,6 per cento. L’incremento più rapido si è avuto in Basilicata (+1,8 per cento) e nel Lazio (+1,4 per cento).
La forma giuridica. L’incremento delle imprese femminili è da attribuire sostanzialmente alle società di capitale, che sono aumentate rapidamente (+449 unità, pari al 34 per cento) e sono giunte al 16,1 per cento del totale, grazie anche all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata. Questa però, motiva anche la sensibile riduzione delle società di persone (-333 unità, -2,4 per cento). Le ditte individuali hanno mostrato una maggiore tenuta e sono in lieve aumento (+0,2 per cento, +133 unità).
Settori di attività economica. La leggera crescita delle imprese femminili è determinata da quelle dell’insieme dei servizi, che crescono dello 0,7 per cento (422 unità), con la rilevante eccezione dell’insieme del commercio al dettaglio (-298 unità, -1,7 per cento). I maggiori contributi sono venuti dalle altre attività dei servizi (+251 unità, +2,6 per cento), trainate dai servizi alla persona, e dalle attività immobiliari (+83 imprese, +1,5 per cento). D’altro canto, la crisi passata incide ancora, ma meno ampiamente del passato e in minore misura per le imprese femminili, sui settori produttivi tradizionali: agricoltura (-108 imprese, -0,8 per cento), manifattura (-0,4 per cento) e costruzioni (-0,8 per cento).




