
L’Azienda USL di Reggio Emilia, che da anni ha istituito un programma per la diagnosi e la cura dei disturbi del comportamento alimentare, sta portando avanti un progetto di prevenzione primaria in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera S. Maria Nuova e Luoghi di Prevenzione, in linea con le più recenti indicazioni ministeriali e regionali.
Il progetto, proposto alle scuole della nostra provincia a partire dall’anno scolastico 2016/2017, affronta in particolare due argomenti di prevenzione primaria:
- Come contrastare la diffusione dell’ideale di magrezza e il conseguente abbassamento dell’autostima;
- Come sviluppare una capacità critica relativa ai modelli identitari e corporei veicolati da pubblicità e media.
Quest’ultimo tema in particolare viene sviluppato nel laboratorio di Luoghi di Prevenzione (Villa Rossi, Campus S. Lazzaro, via Amendola 2 – Reggio Emilia).
Inoltre, da due anni, in occasione della giornata di Open Day di ONDA (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna), negli Ospedali di Reggio Emilia e Provincia sono stati promossi incontri informativi aperti a tutta la cittadinanza su queste tematiche e sui percorsi di cura per questi disturbi.
I disturbi del comportamento alimentare
I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) – anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata – sono uno dei problemi di salute più comuni nei giovani, soprattutto nelle ragazze, nel nostro Paese, come in tutti i Paesi occidentali.
L’incidenza dell’anoressia nervosa è stimata essere di almeno 8 nuovi casi per 100.000 donne in un anno. I maschi rappresentano il 5-10% dei casi di anoressia.
É stato recentemente segnalato un aumento dei casi ad esordio precoce nelle fasce di età più giovani.
Pur essendo in primo luogo disturbi psichiatrici, i disturbi dell’alimentazione producono spesso complicanze fisiche anche serie, dovute alla malnutrizione e/o ai comportamenti impropri messi in atto per ottenere il controllo sul peso e sulla forma del corpo. Le persone con anoressia nervosa, in particolare, hanno una mortalità tra le 5 e le 10 volte maggiore di quella delle persone sane della stessa età e sesso.




