
Un richiamo dell’UE – con l’Italia già sorvegliata speciale della Commissione che ha avviato due procedure di infrazione – che dovrà essere recepita pienamente e al più presto dal Parlamento, cogliendo l’occasione della legge di Bilancio o di quella europea in corso di approvazione.
L’Ance- Associazione nazionale costruttori, che fra i tanti aveva interpellato gli uffici di Bruxelles chiedendo il rispetto delle clausole internazionali di pagamento, stima in imprese 5 miliardi di euro i capitali che possono rientrare nelle casse delle aziende.
”I pagamento tardivi alle imprese, che si verificano anche in Emilia-Romagna, pur con tempi diversi da quelli del Sud, sono un freno non soltanto alla competitività del nostro sistema economico, ma costituiscono anche una fra le cause delle crisi aziendali e del mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori. Come sindacato chiediamo al Parlamento che questa misura invocata dall’Ue diventi stringente così da garantire la tenuta delle aziende fornitrici , la riduzione della loro esposizione bancaria e il salvataggio dei posti di lavoro”: commenta il segretario generale regionale Emilia-Romagna dell’Ugl, Tullia Bevilacqua.
I mancati o tardivi pagamenti colpiscono anche le imprese virtuose e con conti in regola.
Confartigianato ricorda che le nostre imprese devono aspettare in media 95 giorni per essere pagate dagli Enti pubblici cui forniscono beni e servizi e nelle transazioni tra aziende i tempi per incassare il dovuto si attestano a 56 giorni.
A causa dei mancati pagamenti, una buona parte delle 950 mila aziende italiane che lavorano per la Pubblica amministrazione (Comuni, Regioni e Ausl) deve ancora incassare 57 miliardi di euro. Soltanto nel sistema della cooperazione i debiti dello Stato ammontano a circa 3 miliardi di euro.
In Emilia-Romagna l’indebitamento soltanto del comparto sanità verso i fornitori nel 2015 (ultimi dati) ammontava a 1.579,3 milioni di euro, pari a 355 euro di debito procapite per abitante.
Tra i fallimenti delle società la Cgia di Mestre calcola che almeno uno su tre ogni (il 31%) sia stato determinato dai mancati pagamenti della pubblica amministrazione.
Più nel dettaglio, secondo il Centro Studi ImpresaLavoro sono quasi 100 mila le imprese che tra il 2009 e il 2016 hanno dovuto chiudere a causa della crisi, e fra queste nell’arco dei sette anni 1 su 4 è stata costretta a chiudere proprio a causa dei mancati pagamenti delle fatture.
“Per avere un’idea su scala locale, in Emilia-Romagna, secondo l’ Osservatorio fallimenti, procedure e chiusure di imprese del Cerved sono fallite nella prima metà dell’anno 5.964 società, il 5,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Cifre in calo ma pur elevate, da compensare, ovviamente, con le imprese nuove nate. I tempi di pagamento in Emilia-Romagna si sono accorciati negli anni, siamo fra i più virtuosi e come dicevamo la situazione in Emilia-Romagna è in miglioramento ed il fenomeno dei fallimenti è rientrato su livelli fisiologici in tutto il Nord-Est. Ma in alcune regioni italiane, come Sicilia, Calabria e Lazio, la tendenza rimane negativa e ugualmente, e al di là delle nuove norme su compensazione fiscale crediti-debiti , il problema dei ritardi dei pagamenti che incrina la contabilità delle imprese deve essere risolto al più presto. Tocca a Governo e Parlamento adempiere all’ultima direttiva dell’Ue. Ne beneficerà l’intero sistema imprenditoriale e lavorativo nazionale e regionale”: conclude il segretario generale regionale Emilia-Romagna dell’Ugl Tullia Bevilacqua.



