
“Come è possibile – si chiede Notari – che non si riesca a trovare una ‘sintesi’ tra gruppi cooperativi, che sono i maggiori detentori in Emilia Romagna delle produzioni ortofrutticole, per raggiungere volumi significativi di prodotto al fine di non subire passivamente i mercati?. Molti passi in avanti sono stati fatti, ma ancora la massa critica necessaria per essere incisivi sui mercati non c’è”.
Quest’anno la campagna pericola è caratterizzata inoltre da cali produttivi – si stima la perdita di circa un terzo, soprattutto di Abate, la ‘regina’ delle pere – e problemi fitosanitari come un tipo di maculatura. non ancora chiaramente identificata. “Un malefico mix di fattori, compreso quello climatico – spiega Notari – ha generato un collasso delle piante di pere, soprattutto Abate, che in primavera non hanno germogliato, costringendo i produttori a sostituire percentuali elevate di piante. Il calo produttivo è generato anche da questo fattore quindi, con un conseguente aggravio di costi per le imprese”. Sul tema prezzi di un frutto di cui l’Emilia Romagna è pressoché detentrice, Notari fa un appello: “Occorre uno sforzo comune tra imprese cooperative e agricoltori – conclude – affinché si superino i classici campanilismi, spesso alla base di divisioni anacronistiche”




