
Lo studio si è svolto grazie alla fattiva collaborazione dei settori di endoscopia dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, che operano all’interno della Struttura Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale Civile, diretta dalla dr.ssa Rita Conigliaro, e della Struttura Complessa di Gastroenterologia del Policlinico, diretta dalla prof.ssa Erica Villa.
Lo studio, durato 2 anni, ha coinvolto altri prestigiosi centri di riferimento per le malattie dell’esofago (Milano, Padova, Pisa, Napoli). I dati raccolti su 60 pazienti con esofagite eosinofila (38 diagnosticati a Modena) e confrontati con quelli di 60 pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo e 60 controlli, hanno evidenziato il rilevante ruolo del reflusso gastroesofageo nella patogenesi della esofagite eosinofila. Lo studio ha inoltre dimostrato che gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono efficaci in ben due terzi dei pazienti con esofagite eosinofila e agiscono con un meccanismo anti-reflusso, risultati che rendono tali farmaci appropriati nel trattamento di questa patologia emergente.
“La esofagite eosinofila – spiega il dottor Frazzoni – è stata descritta per la prima volta nel 1993. È ancora rara ma il numero di diagnosi sta aumentando. Se non adeguatamente curata, la malattia può portare alla perdita di funzionalità dell’esofago con conseguenti gravi difficoltà nella alimentazione. La diagnosi si basa su un accurato conteggio degli eosinofili nelle biopsie esofagee, a Modena svolto con competenza dagli specialisti della Anatomia Patologica del Policlinico, e sulla valutazione fisiopatologica della funzionalità esofagea. La terapia si basa in primo luogo sui PPI; in alcuni casi, fortunatamente rari, si rende necessario l’utilizzo di cortisonici o diete restrittive. Attualmente seguiamo 48 pazienti”.




