
Il soggetto della pittura su muro che l’artista Flavio Favelli, lavorando sulle impalcature in allestimento, completerà in tre settimane, infatti, sarà un “altro” Ciro Menotti: il sommergibile militare di 70 metri della Regia Marina italiana attivo tra il 1928 e il 1949 che ha partecipato alla Seconda guerra mondiale e, prima, clandestinamente, alla guerra di Spagna a sostegno dei franchisti.
L’opera, nell’ambito di un’iniziativa curata da Serena Goldoni e Cristina Stefani, vuole infatti mettere in evidenza in maniera emblematica come il regime fascista abbia utilizzato per mera propaganda il nome di un patriota risorgimentale, martire della libertà e simbolo dell’unità dello Stato italiano. “Un’appropriazione ingannevole – spiegano le curatrici – che il pittore invitato dal Museo, un artista con una spiccata sensibilità per questi temi, interpreterà con una tecnica pittorica particolare, a sua volta un riferimento a una strategia militare che puntava a confondere i nemici camuffando le navi militari”.
La tecnica è chiamata “razzle dazzle”, cioè tranello, appunto, e veniva utilizzata durante la Prima guerra mondiale per truccare le navi militari attraverso semplici segni in bianco e nero, confondendo così gli osservatori delle altre flotte. Questa tecnica venne sperimentata negli stessi anni dalle avanguardie storiche come il cubismo e l’astrattismo.
Il progetto artistico, allo stesso modo, quindi, vuole rappresentare una persona e i suoi valori di eroe utilizzando un’altra cosa, cioè il richiamo al sommergibile identificato con il nome di Menotti dalla cultura del tempo.
Flavio Favelli, 54 anni, fiorentino, è un artista che, dopo la laurea in Storia a Bologna, ha esposto progetti personali al Maxxi di Roma, al Centro Pecci di Prato, alla Fondazione Sandretto di Torino, alla Maison Rouge di Parigi e al 176 Project Space di Londra. Ha partecipato alla mostra “Italics” a Palazzo Grassi nel 2008 e a due Biennali di Venezia. A Bologna ha realizzato la “Sala d’Attesa” nel Cimitero Monumentale della Certosa. Nel 2015 l’opera “Gli Angeli degli Eroi” è stata scelta dal Quirinale per commemorare i militari caduti nella ricorrenza del 4 Novembre.

“Uno che amò sempre il suo simile”. Si intitola così la mostra che nell’ambito del Festivalfilosofia il Museo civico dedica a Ciro Menotti, prendendo spunto da una delle frasi più emblematiche dell’ultima lettera che il patriota modenese scrisse alla moglie Francesca Moreali prima della condanna a morte nel 1831. La rassegna, allestita nella sede del Museo dal 17 settembre al 17 ottobre e curata da Stefano Bulgarelli, si sviluppa attraverso l’esposizione di opere e cimeli riguardanti l’eroe risorgimentale tra i quali anche i presunti avanzi del patibolo in cui venne eseguita la sentenza di morte per lui per Vincenzo Borelli, la camicia insanguinata indossata il giorno del supplizio e una lettera manoscritta. “Testimonianze poste in dialogo con le sue parole, opportunamente selezionate, per trasmettere – spiegano i promotori – la vicenda umana e i valori che hanno mosso la sua lotta per la libertà, contribuendo a fare di lui un eroe romantico nonché figura leggendaria del Risorgimento italiano”.
Si svolgeranno invece nel cortile della casa di Ciro Menotti, in corso Canalgrande 90, gli incontri per bambini e famiglie (a ingresso gratuito, su prenotazione) del cantastorie Marco Bertarini che proporrà il racconto di Rafik Schami “La vespa e l’elefante” che, partendo dalla minaccia di sterminio per le formiche da parte di un terribile mostro, rappresenta una chiara e avvincente metafora su potere, ribellione e libertà facendo da sfondo ideale per introdurre la figura e la storia del patriota modenese.




