
I sindacati stigmatizzano l’ingiustificato atteggiamento dilatorio delle controparti in riferimento alle trattative di rinnovo nei macrosettori del Terziario (Terziario Distribuzione Servizi, DMO, Distribuzione Cooperativa), del Turismo (Alberghi, Pubblici Esercizi Ristorazione Collettiva e Commerciale ed Agenzie di Viaggio), delle Aziende Termali, del Lavoro Domestico, dell’Acconciatura ed Estetica e degli Studi Professionali. Comparti che scontano un ritardo nei rinnovi contrattuali pari in media a oltre 3 anni, con la conseguente inadeguatezza dei trattamenti economici e normativi rispetto a una realtà profondamente mutata, in seguito alla crisi pandemica e bellica e alle dinamiche inflazionistiche fuori controllo.
Ritardi inaccettabili anche in considerazione del fatto che il terziario di mercato ha pagato a caro prezzo la grave situazione pandemica che nel 2020 ha sconvolto la vita di milioni di persone. Nel difficile e imprevisto quadro determinatosi a partire dal marzo del 2020, gli addetti della distribuzione commerciale e del lavoro domestico si sono trovati ad affrontare in prima linea l’emergenza, mettendo in gioco la propria vita, mentre i lavoratori del turismo, del comparto termale e dell’acconciatura ed estetica hanno dovuto fare i conti con le chiusure imposte dal governo e sono stati costretti a fermarsi, alcuni senza più tornare al lavoro. Oggi invece, mentre i settori interessati registrano una ripresa e un aumento dei fatturati, quell’emergenza ha le sembianze di una crisi economica che schiaccia il potere d’acquisto di lavoratrici e lavoratori e frena una ripresa necessaria per l’intero sistema Paese.
La manifestazione sarà trasmessa in diretta streaming sul canale youtube https://www.youtube.com/@cgilcisluilterziario/streams e rilanciata sui canali social di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
«Senza rinnovo dei Contratti Nazionali tenuta del Paese a rischio. Il prossimo 21 luglio centinaia di delegate e di delegati da tutta Italia si riuniranno a Bologna per un’assemblea in plenaria, perché più di sette milioni di lavoratori, anche quest’anno, affrontano l’estate e il rientro autunnale senza vedere rinnovato il loro Contratto di lavoro. Un rinnovo che è stato, per anni, disatteso e rimandato», ha dichiarato Fabrizio Russo, segretario generale Filcams Cgil. «Nel frattempo – ha aggiunto Russo – l’inflazione ha determinato una drammatica caduta del potere di acquisto e dei livelli di vita di milioni di persone. È una situazione non più tollerabile. Tutti i Contratti Nazionali di categoria vanno rinegoziati e sbloccati subito, altrimenti quella che è una controversia della rappresentanza sindacale intaccherà in profondità l’economia del paese, mettendo a rischio la tenuta sociale».
«La priorità è e resta incrementare i trattamenti economici delle lavoratrici e dei lavoratori, donne e uomini che in questi anni sono stati in prima linea per difendere il lavoro e le aziende da cui dipendono fronteggiando prima la crisi del Covid e successivamente la ripresa dell’inflazione» ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini. E’ scaduto il tempo – ha concluso il sindacalista – non c’è più spazio per tattiche dilatorie o espedienti volti a bypassare un’assunzione di responsabilità da parte delle imprese del settore e delle loro associazioni di rappresentanza. L’incertezza del contesto economico non può rappresentare un alibi per non rinnovare i contratti collettivi nazionali di lavoro nei settori del terziario di mercato».
«Nel terziario – ha affermato il segretario generale della Uiltucs Paolo Andreani – l’impresa guadagna produttività a scapito dell’occupazione, giovani e donne annaspano tra il lavoro a tempo determinato, orari impossibili e domeniche e festività lavorate». «Il Ccnl – ha sottolineato il sindacalista – è diventato nel tempo strumento di distribuzione della ricchezza e fattore di democrazia economica». Andreani infine punta i fari sull’evidenza che «la stagione turistica riempie alberghi e stabilimenti balneari, con le vendite della distribuzione organizzata che crescono del 6% e quella dei discount dell’11% mentre i salari sono fermi. Il contratto ci spetta».




