
Reggio Emilia è nella top ten nazionale, classificandosi 2^, per quanto riguarda la quota più elevata di occupati in settori ad alto rischio automazione, pari al 37,7%: nel comparto artigiano, maggiormente esposto al rischio automazione, il peso degli occupati a maggior rischio robot sul totale a Reggio Emilia è pari al 40,7% (12^ nella graduatoria tra le province italiane).
«Creatività, relazioni interpersonali, sistemi formativi e spiccato senso verso l’innovazione. Se all’interno dei luoghi di lavoro si sviluppano queste peculiarità – concludono da Lapam Confartigianato – i rischi derivanti da IA e robot saranno meno destabilizzanti. La conoscenza data dall’istruzione e dalla formazione rappresenta l’anticorpo per eccellenza che permetterà di non essere travolti dai cambiamenti veloci determinati dalla metamorfosi digitale, ma, anzi, di coglierne benefici e potenzialità. A ciò si aggiungono flessibilità, serendipità, che si concretizza nella capacità di rilevare opportunità tra gli eventi che, in modo casuale, caratterizzano l’attività e le relazioni di impresa, il saper inventare e avere idee proprie. Queste sono solo alcune caratteristiche umane che permetteranno agli imprenditori, ai lavoratori e ai consumatori di sfruttare tutte le potenzialità della diffusione di sistemi di IA e di automazione, integrando processi capaci di generare benefici all’impresa e alla comunità in cui, in particolar modo quando parliamo di piccole imprese e di artigianato, l’apparato produttivo italiano ha radici ben salde».



