
Una situazione di difficoltà che si manifesta anche nei numeri dell’export: mentre nel 2023 il valore delle esportazioni dei prodotti della moda aveva visto un +10,7% rispetto ai livelli dell’anno precedente, nel primo trimestre del 2024 si osserva un -6,8% rispetto allo stesso periodo del 2023. In particolare, nonostante una crescita del 7% delle esportazioni verso la Germania, diminuisce del 48% l’export verso il Regno Unito. Durante i primi tre mesi di quest’anno, inoltre, le imprese reggiane della moda hanno esportato i loro prodotti per un valore pari a 613 milioni di euro, di cui il 72% diretto verso i paesi dell’UE.
Da segnalare anche il dato che concerne l’impiego di ammortizzatori sociali: nel periodo tra gennaio e maggio del 2024 le ore autorizzate di cassa integrazione per le imprese reggiane del comparto registrano un +24% rispetto allo stesso arco temporale dell’anno precedente.
«Sono numeri preoccupanti e non ci si può nascondere – afferma Roberto Guaitoli, presidente Lapam Confartigianato Moda –. Da anni ormai segnaliamo che il settore sta subendo una crisi senza precedenti, incentivata da un fast fashion sempre più dilagante e una cultura del consumismo che si sta diffondendo sempre di più. Come associazione abbiamo chiesto tavoli e incontri istituzionali agli organi competenti per provare a valorizzare uno dei comparti emblema del Made in Italy. Ci stiamo muovendo, però, anche per creare consapevolezza e sensibilizzare le nuove generazioni a preferire nuovamente la qualità dei prodotti realizzati dagli artigiani: l’abilità di creare capi di eccellenza e duraturi nel tempo deve essere uno dei primi criteri quando si sceglie di realizzare un acquisto. Solo in questo modo si potrà dare nuovamente slancio al settore e invertire un trend che ad oggi è particolarmente critico».




