
L’indagine dell’ufficio studi Lapam Confartigianato ha interessato anche la demografia d’impresa. Nei comuni montani del reggiano, le micro e piccole imprese rappresentano il 99,6% dell’intero tessuto imprenditoriale. Nel dettaglio, il 95,6% sono micro imprese con meno di 10 addetti e il restante 4,4% sono piccole imprese con 10-49 addetti. Rispetto ai comuni non montani si osserva un maggior peso delle micro imprese (1,9 punti in più di quelli non montani). Nelle mpi lavora l’89,1% degli addetti, quota superiore di ben 24 punti rispetto alla quota rilevata nei territori non montani. Al 31 dicembre 2024 sono 3.308 le imprese attive operanti nei 7 comuni montani, di cui 1.124 artigiane, pari a una su tre (il 34%). Il costante calo delle imprese attive osservabile su tutta la provincia di Reggio Emilia risulta più accentuato sui territori montani. Negli ultimi 12 mesi i comuni montani perdono 48 imprese, con un calo dell’1,4%. Rispetto al quarto trimestre 2019 si sono perse 62 imprese montane, pari a un calo -1,8%, meno accentuato del -2,1% a livello provinciale. Il territorio montano ha una vocazione agricola: oltre un quarto delle imprese lavora nel settore primario (27,1%). Seguono, per numerosità di imprese, il settore delle costruzioni, il commercio, e i servizi alle imprese.
«I dati confermano una realtà in movimento, con segnali positivi sul fronte dell’occupazione ma anche elementi di forte preoccupazione per la tenuta del tessuto imprenditoriale montano – commentano da Lapam Confartigianato –. È il momento di investire con decisione in questi territori con un piano di rilancio che includa fondamentalmente tre assi: incentivare l’imprenditorialità giovanile e femminile, valorizzare le specificità locali e potenziare i servizi che rendono attrattivo vivere e lavorare in montagna. Senza interventi mirati, rischiamo di disperdere un patrimonio di competenze, identità e coesione sociale fondamentale per il futuro dell’intera provincia».


