“Cara Ausl di Reggio Emilia, fermati e rifletti. Chiudere la mensa dell’ospedale di Montecchio sarebbe una pessima scelta, che toglie welfare ai sanitari e rappresenta l’ennesimo taglio subito dalla sanità in provincia. Daremo battaglia, perché questo è un colossale errore”.
Così la grande alleanza sindacale formata da Cisl Fp Emilia Centrale, Nursind e Fials, insieme ai sindacati dei medici Anaao Assomed, Fassid, Cisl Medici e Aaroi-Emac, interviene sulla riorganizzazione decisa dall’azienda sanitaria, denunciando la cancellazione di un servizio amatissimo e importante per tutto il Franchini.
FIRME E ASSEMBLEE
Il 21 gennaio partirà una grande raccolta firme tra il personale, accompagnata da una doppia assemblea coi lavoratori, che segue la prima, accesissima, riunione.
I lavoratori sono decisamente sul piede di guerra “e non ci fermeremo, chiederemo ai cittadini di Montecchio di sostenere con una petizione online la qualità dei servizi per il loro ospedale e per i suoi lavoratori, evitando che al Franchini tocchi la stessa sorte di Guastalla e Correggio, gli unici due ospedali aziendali senza una mensa per il personale e la cui cucina interna o è stata eliminata da anni (Correggio) o è stata rimossa recentemente (Guastalla, 2024). Il risultato è che quegli ospedali sono ancora meno attrattivi – attaccano i sindacati – per i professionisti, in particolare sanitari, che Ausl cerca disperatamente sul mercato del lavoro. Inoltre, volgendo l’attenzione ai pazienti, riteniamo che avere una mensa interna sia un aspetto qualificante dell’offerta sanitaria del Franchini che oggi è in grado di fornire un servizio molto apprezzato dai pazienti stessi. Un appello speciale lo rivolgiamo anche al Sindaco Fausto Torelli, persona perbene e soprattutto medico per una vita. Lui, più di altri, può capire l’importanza delle nostre richieste. Lo invitiamo a firmare la petizione”.
I NUMERI
La vertenza riguarda 450 dipendenti tra infermieri, oss, medici e amministrativi. La mensa funziona 365 giorni l’anno e prepara in media 290 pasti al giorno, per il personale e per i pazienti, grazie a 11 addetti che Ausl vuole trasferire a Reggio Emilia. “Una scelta inaccettabile, comunicata tra Natale e Capodanno senza una vera analisi costi-benefici”, spiegano i sindacati.
DUE SOLUZIONI CHE NON FUNZIONANO
Al posto della mensa interna Ausl propone “una doppia beffa”. Vediamo perché. Soluzione numero uno: si offre ai sanitari e agli amministrativi un buono pasto da 7 euro, utilizzabile in locali convenzionati che sono ben distanti dall’ospedale. Un danno economico ed operativo: “Oggi il personale poteva contare su un pasto quasi per intero coperto dall’azienda. Un welfare necessario, dato che non stiamo parlando di turisti ma di persone che fanno orari impossibili e salvano la vita della gente. Chiedere a questi professionisti di dover pagare altri soldi di tasca loro per poter consumare un pasto quasi normale non è accettabile. Poi c’è il problema logistico visto che non tutti i locali convenzionati sono facilmente raggiungibili. No, non è una scelta logica per lavoratori che vivono sempre a contatto con le emergenze”.
La soluzione numero due prevede, invece, un servizio delivery a carico di Cir Food: si prenota il pasto il giorno prima e si può consumare nei locali dell’attuale mensa. Ma un medico, un infermiere, un oss, un tecnico di radiologia hanno un’elevata probabilità di non riuscire a mangiare a causa delle emergenze e delle particolarità che gestiscono. A loro toccherebbe la beffa di dover pagare lo stesso il pasto prenotato. Il delivery, insomma, può essere una buona idea negli ospedali dove non esiste più la mensa (appunto: Guastalla e Correggio) ma non a Montecchio.
Quindi siamo alle solite: si taglia parlando di miglioramento del servizio. “Una tesi bislacca, perché nel mondo normale, se ci sono grandi vantaggi per una operazione, si va davanti ai lavoratori coi numeri, si spiegano e si accetta il confronto. Questa fretta di mettere tutti davanti al fatto compiuto ci conferma solo una cosa: chiudere la mensa al Franchini è un pessimo affare”.




