«La transizione energetica è una sfida che l’agricoltura non ha mai rifiutato. Ma non può essere affrontata sacrificando i terreni a vocazione agricola e mettendo a rischio il futuro delle nostre produzioni». Così Lorenzo Catellani, presidente di CIA Reggio, interviene sul progetto di mega impianto agrivoltaico previsto nell’area della Giarola, nel Comune di Reggio Emilia.
«Parliamo di oltre 13 ettari di campagna – prosegue Catellani – in una zona fertile, storicamente agricola, che rappresenta un patrimonio produttivo, ambientale e identitario per il nostro territorio. È sbagliato considerare questi interventi automaticamente ‘di pubblica utilità’ senza una reale pianificazione che tenga conto del valore strategico del suolo agricolo».
«Non siamo davanti a singoli casi isolati, ma a una pressione crescente e organizzata sul suolo agricolo. Se non si interviene ora, il rischio è di perdere pezzi interi di territorio produttivo», avverte Catellani.
Catellani richiama anche la recente normativa approvata dal Governo in materia di aree idonee e agrivoltaico: «È ora che ogni livello istituzionale faccia la propria parte. Il Governo deve garantire un quadro normativo chiaro e coerente, capace di definire quando l’agrivoltaico è realmente compatibile con la produzione agricola, evitando interventi solo di facciata. Occorre distinguere il vero agrivoltaico da quegli impianti che sottraggono suolo agricolo e non assicurano la continuità dell’attività agricola. Allo stesso tempo, è fondamentale permettere ai Comuni di valutare i singoli progetti e di pianificarne la realizzazione a livello territoriale».
Secondo CIA Reggio, a rendere la situazione ancora più critica è il comportamento commerciale delle società energetiche: «Ogni settimana agli imprenditori agricoli arrivano offerte per l’acquisto dei terreni a prezzi anche tripli rispetto al valore agricolo reale. È una strategia commerciale estremamente aggressiva, che altera il mercato fondiario, mette sotto pressione le aziende agricole e finisce per penalizzare chi vuole continuare a fare agricoltura».
«Quando il valore della terra viene deciso dall’energia e non dall’agricoltura, il sistema è già fuori equilibrio», rimarca Catellani.
Una dinamica che rischia di produrre effetti irreversibili:
«In questo modo si incentiva l’abbandono dei terreni, si indebolisce il ricambio generazionale e si compromette la capacità del territorio di continuare a produrre cibo e valore».
Da qui l’appello al Governo: «Chiediamo che la nuova normativa nazionale accompagni i territori con regole territoriali più stringenti, in grado di tutelare le aree a vocazione agricola e le eccellenze agroalimentari del Paese. Le energie rinnovabili devono essere sviluppate, ma nei luoghi giusti: aree industriali dismesse, coperture, superfici già compromesse, parcheggi e aree prive di vocazione agricola. Non nei terreni agricoli produttivi».
La conclusione di Catellani è chiara: «La transizione energetica è una sfida che va governata, non subita. Senza regole chiare e senza una tutela reale del suolo agricolo, il rischio è quello di compromettere in modo irreversibile un patrimonio che appartiene a tutta la comunità».




