Nel 2025 le imprese artigiane attive nella manifattura in Emilia-Romagna hanno contenuto progressivamente la recessione. Dal -5% del 2024, nel 2025 la produzione ha rallentato del -1,1%, il fatturato del -1,4%, gli ordini del -0,9%. Segnali positivi dai mercati esteri con il fatturato aumentato del +2,2% e gli ordini del +1,2%. È proseguita la diminuzione del numero delle imprese: -775 imprese (-3,2%), la riduzione maggiore degli ultimi dieci anni. Scendono soprattutto le imprese della moda (-250 imprese, -6,5%) e quelle della metallurgia e delle lavorazioni metalliche (-213 unità, -3,4%). Nelle imprese artigiane di costruzioni il volume d’affari è diminuito del -1,4%, la metà del 2024.

È quanto risulta dalla congiuntura dell’artigianato nel 2025 di Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna.

L’artigianato nell’industria: produzione, fatturato e ordini

Il 2025 ha visto un progressivo contenimento della recessione, fino a fare registrare nell’ultimo trimestre un’inversione di tendenza in positivo e la ripresa della crescita.

L’anno si è chiuso, comunque, con un nuovo calo della produzione dell’artigianato manifatturiero regionale (-1,1%), ma decisamente più contenuto di quello subito nell’anno precedente quando era stata del 5%. Si tratta di un risultato solo leggermente più pesante di quello riferito al complesso dell’industria regionale, che ha subito un calo della produzione dello 0,7%.

Anche l’andamento del fatturato (-1,4%) è risultato decisamente più contenuto rispetto a quello del 2024 (quando era stato -4,8%), grazie anche alla ripresa di un andamento positivo del fatturato estero che ha messo a segno un buon recupero (+2,2%).

Gli ordini complessivi hanno limitato la flessione a -0,9%, ma quelli dall’estero sono aumentati del +1,2%.

Il registro delle imprese

A fine 2025 le imprese artigiane attive dell’industria ammontavano a 23.733. Nel corso dell’anno hanno subito la più ampia flessione tendenziale degli ultimi dieci anni pari a una perdita di 775 imprese (-3,2%).

La riduzione della base imprenditoriale artigianale è stata più rapida di quella del complesso delle imprese dell’industria in senso stretto regionale (-2,1%), che ha registrato una perdita di 871 imprese.

I settori

La riduzione della base imprenditoriale è stata determinata, soprattutto, da due settori.

In primo luogo, dall’ampia e rapida caduta nel settore della moda (-250 imprese, -6,5%), ridottosi a 3.589 unità, ovvero al 15,1% della base imprenditoriale artigiana dell’industria in senso stretto regionale.

Altrettanto consistente, ma meno rapida, la diminuzione delle imprese della metallurgia e delle lavorazioni metalliche (-213 unità, -3,4%), che con 6.012 imprese, pari al 25,3% del totale, si conferma ancora il più ampio settore artigiano dell’industria regionale e nel quale si concentra un’ampia rete di subfornitura.

Alla riduzione della base imprenditoriale hanno dato un contributo minore, ma rilevante, la contrazione delle imprese nell’“altra manifattura” (84 unità, -2,6%), l’industria del legno e del mobile (-78 imprese, -3,5%), e l’industria alimentare e delle bevande (-73 imprese, -2,6%). Si è ridotta, pure se con valori assoluti contenuti (-20 unità, -2,7%), anche la consistenza delle imprese artigiane nelle industrie della ceramica, del vetro e dei materiali per l’edilizia.

Ha relativamente tenuto la base imprenditoriale della “meccanica, elettricità ed elettronica e dei mezzi di trasporto” (-53 unità, -1%), composto 5.094 imprese, pari al 21,5% delle imprese artigiane dell’industria regionale.

La forma giuridica

Le società di capitale sono rimaste sostanzialmente invariate (+0,1%, +3 imprese), e rappresentano il 18,8% delle imprese attive artigiane dell’industria in senso stretto.

In diminuzione le società di persone (-308 imprese, -5,3%) che sono ora il 23,4% del totale, ma soprattutto le ditte individuali (-468 unità, -3,3%), che sono il 57,8% del totale.

Sostanzialmente stabili le altre forme societarie come cooperative e consorzi.

 

L’artigianato delle costruzioni

Nel 2025 il volume d’affari a prezzi correnti dell’artigianato delle costruzioni è diminuito del -1,4%, flessione dimezzata rispetto all’anno precedente, ma peggiore rispetto al -0,7% del volume d’affari complessivo in regione delle costruzioni nel 2025 (positivamente influenzato dal +1,2% realizzato dalle imprese con più di 50 addetti).

Alla fine del 2025 la consistenza delle imprese attive artigiane, che costituiscono l’effettiva base imprenditoriale, nelle costruzioni è scesa a 47.370 unità, con una diminuzione di 1.669 imprese. La flessione è stata del -3,4%, peggiore di quella del complesso delle imprese dell’industria delle costruzioni regionale (-2,4%) e dell’artigianato delle costruzioni dell’intero territorio nazionale (-2%).

La riduzione della base imprenditoriale è derivata dalla consistente flessione delle imprese operanti nei lavori di costruzione specializzati (-1.361 unità, -3,2%), settore che era stato in precedenza favorito dalle misure di sostegno statali e che è costituito ora da 41.110 imprese, per lo più di piccola dimensione, che operano in gran parte in sub appalto. Ma la contrazione delle attive nella costruzione di edifici è stata anche più rapida (-284 unità, -4,5%), tanto che sono scese a 6.070 unità. Il piccolo gruppo delle imprese di ingegneria civile (190 imprese) ha subito una fortissima riduzione (-24 unità, -11,2%).

Se le società di capitali hanno continuato a crescere molto rapidamente (+5,9%, +350 unità), la flessione della base imprenditoriale artigiana si è tradotta, soprattutto, in una nuova e consistente riduzione delle ditte individuali (-1.801 unità, -4,5%), che con 37.868 imprese, pari a circa l’80% del totale, costituiscono sempre la base portante del settore. Netta la riduzione anche delle società di persone (-4%, -163 imprese). Anche il piccolo gruppo delle cooperative e consorzi non si è sottratto alla tendenza negativa (-5,1%, -8 imprese) e ora rappresenta solo lo 0,3% del settore.