Il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia è risultato vincitore di un finanziamento aziendale di 90mila euro, nell’ambito della sezione non oncologica del Bando per la Valorizzazione della Ricerca Istituzionale 2025. Il progetto di ricerca punta a studiare la possibilità di eseguire uno screening cromosomico “non invasivo” prima del trasferimento in utero degli embrioni ottenuti mediante le tecniche di PMA.

Attualmente per identificare le alterazioni numeriche dei cromosomi (chiamate a livello scientifico Aneuploidie) si esegue sull’embrione lo screening cromosomico tramite PGT – A, vale a dire il Test Genetico Preimpianto delle Aneuploidie. Tale test è attualmente utilizzato nella pratica clinica e serve per selezionare gli embrioni non alterati dal punto di vista cromosomico, al fine di aumentarne i tassi di impianto e ridurre i tassi di aborti spontanei nelle fasi precoci della gravidanza.

La PGT-A è una procedura invasiva sull’embrione, in quanto il DNA analizzato viene estratto mediante biopsia dalle cellule della blastocisti (ovvero l’embrione allo stadio avanzato di sviluppo) quando questo è ancora in coltura in laboratorio, prima del suo trasferimento in utero.

Lo studio, che è risultato vincitore del finanziamento, per scoprire le alterazioni genetiche si propone invece di utilizzare un test genetico preimpianto non invasivo (detto niPGT-A), analizzando il DNA libero recuperato dal terreno di coltura in cui si trova l’embrione, ma senza toccare l’embrione stesso.

Ad oggi, in Italia, circa il 4 % dei bambini nati in un anno è stato concepito tramite le tecniche di Procreazione Assistita. Nel 2023 sono stati oltre 16mila i bambini nati vivi grazie alla Procreazione Assistita e si stima che un terzo dei primi figli nati da genitori over 40 provenga da tali tecniche. Le tecniche di Procreazione Assistita pertanto non rappresentano più solo una risposta clinica all’infertilità, ma anche uno specchio sociale.

“In quest’ottica – spiega la dottoressa Maria Teresa Villani – responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita – il test genetico non invasivo niPGT-A potrebbe essere in futuro un approccio alternativo a quello invasivo sull’embrione perché potrebbe permettere di aumentare la sicurezza a breve e medio termine dei nascituri, migliorando l’efficienza delle tecniche di Fecondazione Assistita e ovviando anche alle criticità etiche delle procedure di tipo invasivo”.

La dottoressa Villani, la dottoressa Alessia Nicoli, Responsabile del Laboratorio PMA e il dottor Lorenzo Aguzzoli, Direttore di Ostetricia e Ginecologia Oncologica, sono molto orgogliosi del risultato ottenuto: “Grazie a tutto il personale del Laboratorio di PMA, in particolare alla dottoressa Daria Morini, biologa Principal Investigator del progetto e al dottor Gaetano De Feo, biologo ideatore e coordinatore della nuova attività di Analisi Genomica Preimpianto”.

“Questo progetto ha superato la valutazione di esperti esterni all’Istituto, ed è risultato il migliore tra i progetti di ambito non oncologico presentati nell’ambito del nostro Bando – sottolinea il professor Antonino Neri, Direttore Scientifico dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia –. Le mie congratulazioni e i migliori auguri di buon lavoro a tutto il team di ricerca”.