
Un ex polverificio attivo per quasi cinque secoli. Una cava utilizzata come deposito illecito di rifiuti provenienti dal comparto ceramico. Un terreno agricolo dove per anni sono stati abbandonati fanghi e materiali contenenti amianto.
Si tratta della Sipe Nobel-Le Basse di Spilamberto, dell’area Solignano 2 Ex Frattine a Castelvetro e del sito di Denzano a Marano sul Panaro: tre siti del Modenese accomunati da una lunga storia di contaminazione ambientale, oggi al centro di interventi di risanamento che hanno l’obiettivo di recuperare aree rimaste per anni in condizioni di degrado. Gli interventi sono finanziati con oltre 9,2 milioni di euro di risorse Pnrr, assegnate alla Regione Emilia-Romagna per il recupero dei cosiddetti siti orfani, ovvero aree compromesse da fenomeni di contaminazione per le quali il responsabile dell’inquinamento non è individuabile, non è più presente oppure non adempie agli obblighi previsti dalla normativa.
Alla Sipe Nobel-Le Basse di Spilamberto, con un investimento complessivo di oltre 8 milioni di euro, è già stato recuperato l’88% dell’ex area produttiva, un sito di oltre 500mila metri quadrati legato per quasi cinque secoli alla produzione di polveri ed esplosivi. Sono invece giunti alle fasi conclusive gli interventi nell’area Solignano 2 Ex Frattine a Castelvetro (oltre 975 mila euro), ex cava utilizzata come deposito illecito di rifiuti provenienti dal comparto ceramico, e nel sito di Denzano a Marano sul Panaro (circa 240 mila euro), dove le operazioni di bonifica hanno consentito la rimozione di oltre 252 tonnellate di fanghi ceramici.

Accanto agli interventi di bonifica, due dei siti modenesi sono oggi anche al centro di attività di ricerca applicata sviluppate in collaborazione con il sistema universitario regionale. A Spilamberto il Comune e l’Università di Modena e Reggio Emilia stanno sperimentando tecniche innovative per la degradazione accelerata della nitrocellulosa nel terreno, mentre a Solignano è in corso un progetto di biorisanamento tramite fitocapping sviluppato dall’Università di Bologna nell’ambito del progetto europeo Edaphos. Attività che puntano a individuare soluzioni sempre più efficaci e sostenibili per il recupero ambientale delle aree contaminate.
A fare il punto sullo stato di avanzamento degli interventi è l’assessora regionale all’Ambiente, Irene Priolo, che oggi ha effettuato un sopralluogo nei tre siti insieme agli amministratori e ai tecnici impegnati nelle attività di bonifica.
“Questi interventi dimostrano quanto sia importante investire nel recupero di aree che per troppo tempo hanno rappresentato una criticità per il territorio- sottolinea l’assessora Priolo-. Parliamo di situazioni molto diverse tra loro, ma accomunate dalla necessità di affrontare problemi ambientali rimasti irrisolti per anni e di restituire questi luoghi alle comunità. Le bonifiche richiedono tempi lunghi, competenze tecniche e una forte collaborazione tra istituzioni, ma rappresentano uno strumento fondamentale per migliorare la qualità ambientale dei territori e creare le condizioni per nuovi utilizzi e nuove opportunità. In questo percorso è particolarmente importante anche il contributo del sistema universitario regionale, che attraverso attività di ricerca e sperimentazione contribuisce a sviluppare soluzioni innovative per il recupero ambientale delle aree contaminate. I risultati che stiamo raggiungendo nel Modenese- prosegue l’assessora- confermano l’efficacia di un lavoro portato avanti insieme ai Comuni, ad Arpae e a tutti i soggetti coinvolti. Intervenire su questi siti significa non soltanto rimuovere fonti di contaminazione, ma anche recuperare spazi che per anni sono rimasti inutilizzati, restituendo valore al territorio e rafforzando la sicurezza ambientale delle comunità che vi abitano. È un impegno che guarda al presente, ma anche al futuro, perché consente di recuperare aree compromesse, ridurre il consumo di nuovo suolo e mettere a disposizione delle cittadine e dei cittadini spazi sicuri, valorizzati e pronti a nuove funzioni”.

Siti orfani in Emilia-Romagna
Ex officine, fonderie, fabbriche di vernici e di prodotti chimici, ceramiche, depositi di ordigni bellici: attività produttive che, una volta dismesse, hanno lasciato sul territorio aree contaminate a causa dei residui e degli scarti delle lavorazioni. In Emilia-Romagna, per 17 di queste realtà – i cosiddetti ‘siti orfani’, così definiti perché il responsabile dell’inquinamento non è individuabile, non è più presente o non adempie agli obblighi previsti dalla normativa – sono in corso, o già conclusi, interventi di bonifica che consentono di risanare i terreni, ridurre l’impatto ambientale e favorire il recupero e il riuso delle aree.




