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Riforma giustizia: appello magistrati Emilia Romagna

Appello dei magistrati dell’Emilia Romagna ai parlamentari della regione e alle autorità locali sulla riforma dell’ordinamento giudiziario: la giunta distrettuale dell’Anm invita tutti a un confronto pubblico venerdì prossimo nella sala del Baraccano prima che il testo del governo, contro il quale le toghe di tutta Italia mercoledì prossimo torneranno a scioperare per la terza volta, concluda l’iter parlamentare.

“Anche se coltiviamo ormai poche speranze di poter fornire dei contributi alla discussione parlamentare, tali da consentire il ripensamento dei numerosi e significativi punti della legge delega che riteniamo non condivisibili, desideriamo lanciare ancora una volta un appello”, sottolinea il presidente Giuseppe Di Giorgio a nome della giunta dell’Anm dell’Emilia-Romagna nell’invito spedito ai parlamentari locali di tutti i partiti, al sindaco di Bologna Sergio Cofferati e ai presidenti di giunta e consiglio di Comune e Provincia e Regione.
L’appello – precisa Di Giorgio – ha già raccolto le prime adesioni di deputati e senatori sia della maggioranza sia dell’opposizione e all’incontro fissato per venerdì alle 10 presenzierà anche il segretario generale dell’Anm Carlo Fucci.

“Ci piacerebbe poter creare nel nostro capoluogo un’occasione di approfondimento e dialogo con le forze politiche locali, aperta anche all’Avvocatura, in cui discutere delle prospettive che la legge aprirà e dei termini in cui la magistratura verrà cambiata dalle norme pendenti in Parlamento. Ciò nell’ottica di attivare un confronto che auspichiamo possa dare frutti ed avere effetti sulla prossima discussione alla Camera”, spiegano i magistrati dell’Emilia-Romagna che avvrebbero voluto organizzare l’incontro in concomitanza con lo sciopero di mercoledì, ma hanno dovuto anticiparlo a venerdì per non renderlo incompatibile con la presenza dei parlamentari a Roma.

L’Anm è convinta infatti che la legge contenga “elementi che attenueranno l’indipendenza dei magistrati”, intesa “non come privilegio, ma come condizione essenziale per un esercizio della giurisdizione equilibrato ed improntato al principio dell’uguaglianza”: e ciò farà – avvertono i magistrati – oltre tutto senza incidere, “se non in negativo”, sull’efficienza della giustizia.