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Edilizia a Modena: boom del lavoro autonomo

Aumentano in provincia di Modena le imprese di costruzioni. A fine 2006 erano oltre 25 mila. Negli ultimi cinque anni le imprese edili sono cresciute al ritmo del 5 per cento annuo, mentre quelle di impiantistica si sono limitate a un + 1,5 per cento. L’aumento del settore, però, è tutto da imputarsi alla nascita di imprese individuali che si iscrivono alla Camera di Commercio come artigiane.

È proprio questa caratteristica a suscitare l’allarme dei sindacati edili Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil di Modena che, temendo che questo boom celi un eccesso di flessibilità e l’espandersi di forme improprie di lavoro autonomo, hanno realizzato una ricerca sui cambiamenti intervenuti nel settore edile tra il 2002 e 2006. Due terzi delle imprese edili sono individuali.
A fronte di 14.500 lavoratori dipendenti, ce ne sono, infatti, quasi 14 mila autonomi (solo 4 mila aderiscono alle associazioni artigiane). Si tratta delle cosiddette “partite Iva”, cioè lavoratori che decidono di passare dal lavoro dipendente a quello autonomo nella speranza di guadagnare di più. La particolarità dell’edilizia è il rapporto quasi di 1 a 1 tra lavoratori dipendenti e indipendenti. In tutti gli altri settori i dipendenti sono almeno il doppio degli autonomi. Altra particolarità che emerge dalla ricerca dei sindacati è l’affacciarsi sul mercato di imprese artigiane con titolari stranieri. Tra il 2002 e 2006 gli imprenditori stranieri in edilizia sono aumentati del 275 per cento, passando da 493 a 1.357 imprese. Rappresentano oltre il 10 per cento del settore edile. In nessun altro settore economico si registra una tale presenza di titolari stranieri, neocomunitari o extracomunitari. Le nazionalità rappresentate sono 86, ma la stragrande maggioranza (83 per cento) è costituita da tunisini, marocchini, turchi, albanesi e rumeni.
È interessante notare che l’attività di queste imprese si concentra prevalentemente nella preparazione del cantiere e nei lavori di completamento, cioè nelle due attività che richiedono il minor livello di specializzazione.
La specializzazione avviene anche per nazionalità: i turchi, per esempio, sono molto presenti nelle attività di asfaltatura, comparto nel quale operano da sempre imprese di medie dimensioni e ben organizzate, capaci di ingenti investimenti in attrezzature. In questo settore le imprese turche svolgono attività marginali e di supporto al lavoro delle imprese locali.

Il commento dei Sindacati
“La nostra indagine sull’evoluzione del mercato del lavoro in edilizia, in particolare sulla crescita del lavoro autonomo e artigianale, rivela una serie di questioni che le parti sociali e le istituzioni non possono sottovalutare. Accanto alla specializzazione, in atto da alcuni anni, si sta accentuando un fenomeno degenerativo dell’accesso alla professione artigiana edile che rischia di far saltare il delicato equilibrio tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, a maggior ragione se il lavoro autonomo non è regolato e normato in maniera adeguata”.

Lo affermano i segretari provinciali dei sindacati edili Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil di Modena commentando i risultati della loro ricerca sulle imprese di costruzioni. Dopo l’analisi dei dati, la FLC (Federazione Lavoratori delle Costruzini, sigla unitaria dei sindacati edili) ha avviato un confronto con le associazioni artigiane per affrontare congiuntamente questo fenomeno e tentare di realizzare percorsi condivisi per cercare di arginare le forme distorte dell’utilizzo del lavoro autonomo.
“La nostra preoccupazione – dichiarano Sauro Serri (Fillea), Domenico Chiatto (Filca) e Bruno Solmi (Feneal) – è che molti lavoratori scelgano la strada del lavoro indipendente per conseguire un maggior reddito, senza conoscere tutti gli aspetti formali e burocratici, ma anche sostanziali che questa scelga comporta.
Probabilmente sono spinti in questa direzione da imprenditori più scafati e con pochi scrupoli.
Se il fenomeno non viene regolamentato, avremo nel futuro schiere di pseudolavoratori autonomi che altro non sono che dipendenti senza diritti, senza tutele e soprattutto sottopagati rispetto al lavoro dipendente, regolamentato dalle norme in vigore e soprattutto dalla contrattazione e dagli accordi sindacali». Secondo la FLC la prima vera ragione del boom del lavoro autonomo è la facilità di accesso al settore edile per il quale, a differenza di altre attività, non è richiesto alcun requisito professionale, organizzativo, finanziario, di formazione alla sicurezza ecc.
“Chiunque, anche uno straniero appena giunto in Italia, può iscriversi alla Camera di Commercio come impresa individuale artigiana. È significativo che le imprese con titolari stranieri siano quasi triplicate in cinque anni – osservano i segretari provinciali di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil – . Gli immigrati sono attratti dall’immediato guadagno, inconsapevoli del fatto che avranno una pensione bassa e che le cartelle esattoriali arriveranno solo l’anno dopo, per cui dovranno cominciare a pagare le imposte con soldi che probabilmente avranno già speso”.
Considerando la delicatezza e la difficoltà della materia, la FLC non si è spinta sul tema dell’evasione ed elusione fiscale e contributiva, ma è chiaro che anche questo aspetto del fenomeno è tutto da approfondire. Lo stesso si può dire rispetto alla sicurezza sul lavoro. I dati Inail evidenziano una riduzione degli infortuni nel triennio 2003-2005, ma per i sindacati il numero è fortemente sottostimato. Un autonomo non ha nessun interesse a denunciare un infortunio, a meno che non sia particolarmente grave e gli impedisca realmente di lavorare. È certo, invece, che se per i lavoratori dipendenti le leggi 626/94 e 494/96 prevedono precisi obblighi di formazione e informazioni sulla sicurezza, ad autonomi e artigiani le norme non chiedono nulla, pur lavorando queste figure in attività (movimento terra, carpenteria, lavori in altezza per l’isolamento dei tetti) che richiedono un’efficace prevenzione antinfortunistica. Per affrontare la questione, i sindacati edili modenesi ritengono che occorra avviare uno sforzo comune con le associazioni artigiane e le istituzioni allo scopo di costruire un quadro di regole più precise, anche negoziale, ed evitare che la polverizzazione degli addetti spinga verso il basso le tutele in un settore che è il più a rischio in assoluto riguardo al problema degli infortuni sul lavoro.
“Bisogna sollecitare un intervento legislativo che preveda, come succede in altri settori, severi requisiti professionali per selezionare preventivamente l’accesso alle costruzioni. Inoltre occorre un’azione di controllo da parte delle Camere di Commercio e dei Comuni, che devono verificare la reale esistenza di queste imprese individuali. Intanto – annunciano Serri, Chiatto e Solmi – chiederemo all’Ispettorato del Lavoro di cominciare a controllare i lavoratori autonomi, per controllare il rispetto degli indicatori di subordinazione previsti dalla legge quadro dell’artigianato, che determinano lo status di dipendente o indipendente. Forse qualche segnale in questa direzione potrebbe aiutare, insieme agli accordi tra le parti sociali, a rendere maggiormente responsabili e consapevoli coloro che vogliono aprire un’attività di lavoro autonomo in edilizia”.