
Nella risposta, l’assessore Ori ha ripercorso le tappe di una discussione che riguarda oltre cinquemila lavoratori distribuiti in diverse regioni italiane e che quindi viene svolta a livello nazionale. La trattativa va avanti dal 2009 e, dopo diversi tentativi di rinnovo che si sono susseguiti in questi quattro anni e mezzo, si è aperta una nuova fase nel 2013. Diversi gli oggetti della discussione: relazioni sindacali, orari, effetti delle aperture domenicali, rapporto tra salario fisso e variabile, differenze contrattuali tra vecchie e nuove assunzioni. «Il 10 luglio di quest’anno – ha spiegato Ori – il Consiglio d’amministrazione di Coop Estense ha presentato un ordine del giorno per riaprire la trattativa con una proposta concreta e il sindacato ha risposto chiedendo di individuare una data di incontro per portarla sul tavolo della discussione avviata. Nel frattempo però c’è stata la riapertura della trattativa per il contratto nazionale e quindi la richiesta dell’azienda di aspettare i termini del nuovo accordo prima di discutere dell’integrativo. Come ente – ha proseguito Ori – non siamo titolati a intervenire ma abbiamo interesse a un miglioramento della qualità delle relazioni sindacali interne per ricostruire un rapporto di fiducia tra i lavoratori e l’azienda, precondizione per affrontare con maggiore efficacia le difficoltà del settore causate della crisi e della riduzione dei consumi».
Nella replica il consigliere Cigni, dopo aver sottolineato in particolare la gravità del problema che gli orari allargati e la flessibilità estrema imposti dalla liberalizzazione creano alle dipendenti, ha commentato che «vicende come questa sono particolarmente dolorose per chi, come me, crede nei valori che le cooperative esprimono. Purtroppo non è la prima volta che si verificano situazioni come questa e non è un segnale positivo perché da una cooperativa mi aspetto un comportamento migliore e più avanzato rispetto a quello di un’impresa privata».




