
Nel mirino del seminario saranno soprattutto i poteri che il DDL renziano conferisce ai dirigenti scolastici, trasformandoli in «dirigenti-padroni» o supermanager. Istituendo albi regionali il Dirigente Scolastico avrà il potere di scelta dei docenti, precarizzandone ulteriormente la condizione e violando l’art. 33 della Costituzione, per il quale “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”».
La scuola non è un’azienda, per la sua stessa natura di “comunità”, dovrebbe essere animata da una gestione partecipativa e non verticistica. A rischio anche la collaborazione all’interno del corpo docente perché con la diffusione all’interno delle scuole dei test INVALSI, test che propongono un modello di valutazione parziale, il sistema scolastico verrà gerarchizzato suddividendo i docenti per “fasce di merito” con retribuzioni a incentivo: un’assurdità, considerato che i veri docenti meritevoli sono proprio quelli che si sforzano di garantire il meglio per i loro ragazzi per ragioni che poco hanno a che fare con il denaro. E’ noto che la percezione di iniquità nel trattamento da parte dei dirigenti influisce negativamente sul comportamento dei dipendenti: solo la percezione di equità e democraticità nell’ambiente di lavoro può incentivare la produttività. Peccato che equità e democraticità siano proprio le caratteristiche meno avvertibili nel DDL renziano. Già ad oggi la situazione non è delle migliori, diversi dirigenti hanno negato ai loro docenti la partecipazione alla giornata di martedi; spesso posso permettersi di abusare dello strumento del procedimento disciplinare e delle sanzioni violando la legge, il contratto di lavoro, i diritti dei lavoratori oggi sempre meno tutelati, sempre più demotivati e declassificati. D’altronde, diceva Etienne del la Boetie, lo Stato rende servi, mettendo i sudditi gli uni contro gli altri. Distraendoli magari dall’occuparsi, tutti insieme, di problemi ben più seri: dal rapporto di Legambiente “Ecosistema scuola 2014” Modena non esce affatto bene per la qualità dell’edilizia scolastica. Anzi, si ricava una sostanziale bocciatura nel confronto con i capoluoghi di provincia del resto d’Italia. Le scuole modenesi si collocano al 67° posto su 84, meglio di Modena anche Napoli e Salerno, Catania e Ragusa, Caltanisetta e Campobasso. Per dirla con una battuta, forse sarebbe meglio ripristinare l’antica scuola Aristotelica dove le lezioni si svolgevano all’aperto e l’obiettivo perseguito era ben più ambizioso di quelli della modernissima scuola renziana: formare la coscienza di perfetti cittadini capaci di far tremare il potere.




