Home Reggio Emilia L’assessora Maramotti sulla proposta di creazione di un registro della Bigenitorialità

L’assessora Maramotti sulla proposta di creazione di un registro della Bigenitorialità

genitori-figliIntervenendo nel dibattito per la mozione sulla ‘Bigenitorialità’, l’assessora alle Pari opportunità Natalia Maramotti ha detto che, in caso di separazioni, “la normativa vigente tutela già il diritto dei figli ad avere rapporti con entrambi i genitori. Nelle separazioni non conflittuali, dopo il naturale riassestamento dei rapporti successivi alla separazione, la reciproca responsabilità dei genitori garantisce collaborazione nelle decisioni, che riguardano i figli e dunque in questi casi il problema non esiste.
“È tuttavia vero che, negli anni, si è assistito, oltre a un progressivo aumento delle separazioni, anche a un aumento dell’evoluzione conflittuale nel rapporto tra gli ex coniugi. È pur vero che la conflittualità tra i genitori può compromettere le potenzialità dello sviluppo del minore e comportare un rischio per la sua personale evoluzione.
“Nel corso della separazione – ha aggiunto Maramotti – intervengono solitamente magistrati, avvocati e operatori dei servizi socio sanitari. Al fine di sviluppare una cultura integrata tra tali soggetti rispetto alla responsabilità genitoriale, soprattutto nel caso di situazioni altamente conflittuali, si è convenuto tra Tribunale, Comune di Reggio Emilia, Unioni di Comuni, Ordine degli avvocati e Ausl di sottoscrivere un Protocollo d’intesa in materia di interventi di accompagnamento a famiglie con figli minori coinvolte in vicende separative giudiziali. Tale Protocollo rappresenta un ‘unicum’ a quanto ci consta nel panorama nazionale. È uno strumento di vero aiuto alla coppia separata, una sorta di percorso di auto-educazione degli adulti supportati da istituzioni e figure professionali, che lavorano in rete avendo condiviso l’obiettivo comune di tutela del minore.
“Appare di assoluta irrilevanza, a fronte di quanto già messo in campo nella nostra città, il cosiddetto ‘Registro di bigenitorialità’, il quale avendo una valenza pressoché nulla, sembra principalmente un’arma spuntata, vista la sua unica finalità di agire non sul percorso di elaborazione di un progetto di separazione condiviso che registri un atteggiamento maturo e responsabile verso i minori, ma piuttosto sulla mera reperibilità contestuale della residenza del minore, anagraficamente censita, nonché del domicilio presso l’altro genitore, ovviamente solo nei casi in cui per legge allo stesso non sia sottratto l’affidamento condiviso.
E “a maggior ragione dell’assoluta irrilevanza di questo strumento”, ha sottolineato l’assessora in conclusione, è “il fatto che si dica che, istituendo il Registro di bigenitorialità, i residenti separati nel Comune che lo adotta avranno la possibilità di registrare la propria domiciliazione, legandola al nominativo del proprio figlio, in modo che le istituzioni si rapportino con ciascun genitore, è una motivazione destituita di fondamento, nel senso che già ora, per ogni decisione (la scuola, le scelte mediche, l’espatrio e altro) le autorità vogliono il consenso di entrambi i genitori e l’obbligo d’informazione è già previsto”.