
Nel 1972 Calamai fu mandato a Buenos Aires come vice-console italiano. L’anno seguente fu in missione in Cile, dove ottenne il trasferimento in Italia di 412 rifugiati, tra cui 50 bambini, nell’ambasciata italiana.
Nel 1976 fu di nuovo a Buenos Aires dove riuscì a mettere in salvo e a far espatriare centinata di oppositori politici della dittatura ai tempi della dura rappresaglia da parte del regime argentino in cui la maggior parte di coloro che si opponevano alla politica di Videla e del governo militare, entravano a far parte della lunga e triste schiera dei desaparecidos: sequestrati, torturati e lanciati vivi nel mar del Plata.
Durante il suo lavoro da diplomatico in Argentina, ha sempre e solo fatto ciò che riteneva giusto, spesso scontrandosi con le logiche burocratiche del Consolato e con la mancata presa di posizione da parte del Governo Italiano di allora, che preferì una politica di comodo con le istituzioni argentine lasciando solo colui che si impegnò a salvare centinaia di innocenti. Nel 1977 viene richiamato in Italia e promosso console. Inviato prima in Nepal e poi in Afghanistan. Calamai si è sempre adoperato per far conoscere al mondo i regimi violenti e oppressori delle libertà, forse per questo è stato anche considerato un personaggio scomodo. Ha anche contribuito a far condannare otto militari argentini, testimoniando nel processo contro di loro. Nel 2004 gli è stata conferita la massima onorificenza argentina, Commendatore dell’Ordine del Liberatore di San Martin.
Ha raccontato gli anni vissuti da console in Sud America nel libro “Niente asilo politico” dal quale recentemente è stato tratto il film per la tv “Tango per la libertà”.
L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Albinea e di Anpi Reggio Emilia.



