Andrea Gollini, direttore della Caritas Reggiana

Andrea Gollini, direttore della Caritas Reggiana, insieme a Chiara Franco, direttrice dell’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, hanno presentato oggi il Report sulle povertà in provincia di Reggio Emilia 2021-2022.

********

Per presentare ed analizzare ciò che avviene negli incontri realizzati al Centro di Ascolto diocesano, con l’intento di descrivere, seppur da una prospettiva circoscritta territorialmente, il fenomeno della povertà nella nostra diocesi, quest’anno si è pensato di ampliare l’osservazione, aggiungendo una sezione che presenta ciò che avviene anche nei Centri di Ascolto territoriali.

Tale osservazione è stata realizzata attraverso la somministrazione di un questionario comprendente domande sia qualitative che quantitative ad ognuno dei cinquanta centri presenti nella diocesi. L’unione di tanti punti di vista differenti, a cui corrispondono organizzazioni altrettanto diverse, ha permesso di tracciare nelle conclusioni un quadro più dettagliato della povertà presente oggi a Reggio Emilia.

Si è inoltre ritenuto di aggregare nell’analisi due annate 2021 e 2022 per fornire uno spaccato di quello che è, dal nostro osservatorio, la povertà nella Diocesi di Reggio Emilia nel post Covid-19 un vero e proprio spartiacque che nella memoria collettiva è diventato un punto di riferimento utilizzato per collocare un prima, un durante e un dopo. Proprio per questo abbiamo ritenuto importante riflettere su come questo evento abbia impattato e cambiato le comunità in cui operano le Caritas d di Reggio Emilia – Guastalla e di conseguenza anche la povertà e i tentativi di affrontarla.

Il Report ha l’intenzione di fornire un contributo alla riflessione ad uso, in primis, delle comunità stesse per vivere una carità che sia “consona ai tempi e ai bisogni[1]” ma anche agli amministratori pubblici e alla comunità tutta perché siamo tutti coinvolti nel dovere di solidarietà sancito dall’Articolo 3 della Costituzione.

Nella vita delle comunità il Covid ha avuto anche la funzione di acceleratore di processi già presenti sotto traccia; in particolare, l’infragilimento delle comunità e delle reti naturali e il calo della partecipazione alla vita delle comunità cristiane (ma anche civili).

Si registra un aumento numerico delle persone incontrate dai Centri di Ascolto ed emergono nuove povertà (o nuove sfaccettature) oppure quelle esistenti si cronicizzano e divengono più complesse e richiedono risposte non assistenziali, ma progettuali e con una grande attenzione alla dimensione relazionale. Parallelamente si sono rilevate nuove esperienze di aiuto e un desiderio diffuso di innovare le pratiche di aiuto e le progettualità ed emerge anche una voglia di relazioni e di lavoro in rete.

Possiamo confermare che il Covid è evento spartiacque perché ha lasciato il segno creando una differenziazione fra chi ha saputo innovare e chi invece no. La prima categoria è oggi in fermento (apertura nuovi progetti, ripensamenti, …), la seconda sta faticosamente cercando di ricominciare a fare come faceva prima del Covid (il che significa, ad esempio, un calo importante delle attività di ascolto in questi due anni).

Il tempo che ci troviamo ad abitare appare complesso ed inedito, caratterizzato da una crescente percezione di fragilità, che rischia di sfociare nella paura e nella chiusura; tuttavia, questo stesso tempo, porta in sé la possibilità e l’opportunità di costruire percorsi inediti di prossimità a livello delle comunità che affondano le loro radici proprio nella consapevolezza che ci troviamo ad essere tutti più fragili e tutti bisognosi dell’altro. La consapevolezza che “nessuno si salva da solo” può davvero essere una bussola per la nostra azione personale, comunitaria ma anche a livello di politiche pubbliche.

 

Il Report è frutto di un mix di metodi quantitativi e qualitativi che insieme contribuiscono ad avere una visione più ampia del fenomeno, e maggiormente aderente alla realtà.

Rispetto ai dati della grave marginalità la fonte sono le informazioni inserite dagli operatori del Centro di Ascolto diocesano nel programma di raccolta dati OspoWeb.

Rispetto ai dati dei Centri di Ascolto parrocchiali essi sono frutto dell’analisi di due questionari somministrati: uno sulla percezione della povertà e sugli interventi e uno sulla povertà in ambito alimentare. Inoltre sono stati realizzati 5 Focus Group nei cinque vicariati della diocesi.

Inoltre il costituendo gruppo di lavoro dell’Osservatorio ha una composizione multidisciplinare che comprende: economia, sociologia, antropologia e social work.

 

La fotografia del contesto reggiano conferma le dinamiche che già avevamo evidenziato nel 2021 (relativamente al 2020) ma in cui si manifestano anche alcuni tratti di particolarità.

Volendo fare una sintesi possiamo dire che la povertà delle famiglie continua ad aumentare, come certificato dall’aumento delle famiglie accompagnate e dal sostegno economico erogato dai Centri di Ascolto periferici. Nuove famiglie scivolano in povertà e quelle che già vi si trovano faticano ad uscirne nonostante il sostegno.

Problemi particolarmente presenti e complessi:

·         la povertà abitativa (ripresa degli sfratti, difficoltà a sostenere le spese per l’abitazione, impossibilità a trovare una casa in affitto, dimore inadeguate rispetto alle esigenze delle famiglie);

·         il lavoro che significa difficoltà ad accedere al mercato del lavoro per le persone accompagnate, ma anche lavoro povero;

·         aumento degli italiani (preoccupa l’aumento delle spese per i generi alimentari);

·         la condizione dei minori e dei giovani sia in termini di povertà educativa, sia di quei giovani che non lavorano, non studiano e non sono in formazione (NEET);

·         aumento dei problemi psicologici, relazionali e la multi-problematicità;

·         la situazione dei cittadini ucraini in fuga dal conflitto.

 

Spostando invece l’attenzione sulla grave marginalità:

–          oltre il 53% delle persone risultano già conosciute, questo indica una cronicizzazione delle situazioni di povertà;

–          tornano a crescere le persone senza dimora. Sono il 58,9% delle persone incontrate in aumento tra il 2021 e il 2022 di 10 punti percentuali;

–          aumenta la multi-problematicità passando da 3 bisogni a persona rilevati nel 2020 a oltre 4 nel 2022;

–          in leggero calo le persone di nazionalità italiana (meno 21 unità). Gli italiani, fra le persone incontrate, si assestano nel 2022 quasi al 20,47%, un dato stabile negli ultimi anni a riprova che anche la grave marginalità riguarda gli italiani;

–          diminuiscono le donne. La componente femminile vede una ulteriore riduzione al proprio interno di oltre 3 punti percentuali scendendo al 20%. Tuttavia per la componente italiana il dato rimane stabile;

–          la condizione di senza dimora riguarda principalmente uomini (66% degli uomini incontrati ha questa condizione e 89% delle persone incontrare in questa condizione 45 donne e 383 uomini) di origine straniera giovani rispetto ai quali si riscontra un decremento con l’avanzare dell’età; specularmente per gli italiani il problema si manifesta maggiormente all’avanzare dell’età;

–          in forte aumento le persone non in possesso di un permesso di soggiorno (da 21,2 % nel 2021 a 32,6 %) così come quanti dichiarano di lavorare in nero (da 4.11 nel 2021 18% nel 2022) a riprova che spesso la povertà è collegata alla condizione di invisibilità che rende impossibile percorsi di inserimento lavorativo e sociale. In calo invece la disoccupazione che passa dal 77,4% nel 2021 al 61,7% che rimane comunque una delle condizioni che maggiormente incidono sul vissuto personale in rapporto alla povertà.

 

La persistenza della povertà sia a livello assoluto che relativo in questi due anni è un fatto evidente, ma assume particolare rilevanza soprattutto per il rischio povertà ed esclusione sociale per gli stranieri.

Nella nostra regione ci troviamo in una situazione di benessere diffuso ma non mancano persone che vivono in situazioni di grave marginalità per cui la distanza dai primi diventa non solo materialmente ma anche psicologicamente difficile. Essere poveri in una regione ricca è difficile, anche se le possibilità per uscire dal circolo vizioso della povertà possono essere potenzialmente maggiori.

Il problema della povertà non è un problema solo di oggi, temporaneo e transitorio, ma un problema strutturale della nostra società.

Occorre un intervento strutturale e politico per contrastare la povertà e, contemporaneamente, l’impegno di tutta la società per rompere la spirale, la trappola della povertà, modificando dinamiche che riguardano tutto il sistema paese e che richiedono una presa di coscienza e un cambio di orizzonte a tutti i livelli, dal volontario della parrocchia al legislatore nazionale.

L’aumento della povertà, l’insicurezza legata alla guerra e alle dinamiche economiche fanno cadere l’illusione e la presunzione della separazione tra chi aiuta e chi viene aiutato. Spesso noi stessi ci ritroviamo persone sofferenti e spaventate.

Questo passaggio di presa di coscienza non è da vivere come una disgrazia, ma come un dono. L’aiuto quello vero si genera solo all’interno di una relazione e la relazione può avvenire unicamente se ci si riconosce come umanità soggettivamente differenti ma ugualmente degne e intimamente connesse. Se siamo tutti fragili e tutti necessitiamo gli uni degli altri, ne deriva automaticamente la necessità di collaborare, di lavorare in rete.

Occorre ripensare i servizi mettendo al centro la necessità di creare spazi di relazione e non le prestazioni da erogare, supportare le persone grazie al sostegno della rete e promuovere comunità capaci di condividere le loro risorse, accettando e anzi valorizzando le singole fragilità. Questo mentre si rendono realmente esigibili i diritti delle persone in primis quello a vivere una vita dignitosa.

È anche necessario cambiare il modo in cui guardiamo ai poveri, spesso etichettati come colpevoli, fannulloni e parassiti. Se la povertà non è una congiuntura, le persone che la vivono non sono colpevoli ma vittime e quindi vanno sostenuti e non giudicati.

Dal nostro punto di vista al primo posto bisogna mettere l’attenzione per le persone, che vengono prima degli interessi economici e che devono essere il nostro metro di valutazione. Occorre attuare politiche che tutelino i diritti umani delle singole persone e nuclei e contemporaneamente cercare di promuovere interventi volti a ricostruire o rinforzare il tessuto sociale, creando occasioni di relazione e scambio fra i cittadini, orientate non solo all’occupazione del tempo libero, ma anche alla risposta ai bisogni essenziali, con progetti che superino la logica del “noi e loro” e che cerchino concretamente di costruire un nuovo modello di società basata su un’economia di relazione e prossimità che, invece di espropriare risorse all’ambiente e alla società, li rafforza e rinnova.

Dobbiamo cogliere l’occasione di riscoprirci tutti prossimi gli uni degli altri e quindi tutti ugualmente responsabili della città dell’uomo e del bene comune. Mai come oggi si conferma l’efficacia del invito di papa Francesco: “nessuno si salva da solo”.

 

INTERVENTI PRINCIPALI

·         3.281 ascolti formali a cui si aggiunge tutto il paziente lavoro di ascolto diffuso accompagnamento e costruzione della rete

·         45.054,69 euro erogati con il Fondo di emergenza a supporto dei Centri di Ascolto territoriali (90 famiglie supportate economicamente)

·         22 Centri di distribuzione supportati logisticamente per l’approvvigionamento alimentare, 1.300 ritiri presso Hub provinciale creato, 102.000 euro di beni acquistati ed erogati

·         68 persone di cui 11 minori accolti nelle 3 Locande, 18.983 notti

·         15 donne accolte in 2 appartamenti di emergenza, 18 uomini senza dimora accolti con il progetto Reggiane Off e 87 persone, di cui 34 minori e 4 disabili, accolti nell’emergenza Ucraina

·         49 interventi accoglienza in emergenza in albergo 49 adulti e 15 minori coinvolti

·         73 minori e 9 comunità supportati con il progetto Futuro Prossimo 19.076 euro stanziati

·         9.019 visite mediche erogate

·         75.042 pasti, in 6 mense, durante 3.163 giorni di apertura e con il coinvolgimento di 408 volontari

·         42 persone colloquiate, 126 incontri di orientamento al lavoro, 13 tirocini avviati, 60 mensilità erogate, 7 aziende coinvolte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hanno detto:

 

Chiara Franco, docente Università di Pisa e direttrice dell’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro
“L’Emilia Romagna subisce come altri territorio gli effetti della pandemia, soprattutto per alcune tipologie di famiglie rispetto ad altri come i nuclei numerosi, persone sole e famiglie con stranieri, famiglie in situazione di disoccupazione. Vi è un peggioramento di tutti gli indici per misurare la povertà soprattutto al Nord, in particolare nel Triveneto. Diversa è la situazione in Emilia-Romagna che risulta essere la regione più virtuosa ma che presenta comunque dele criticità: coloro che già si trovano in una situazione di vulnerabilità per molteplici cause oltre a quella strettamente economica faticano a uscirne e un rischio maggiore di caduta in povertà per quelle persone e gruppi sociali ritenuti precedentemente in una posizione sicura”.

 

 

Andrea Gollini, direttore Caritas diocesana Reggio Emilia-Guastalla

“Questo report ci conferma, come dice Papa Francesco, che “nessuno si salva da solo”.

La realtà che viviamo ci conferma la nostra fragilità, fa cadere l’illusione o meglio la presunzione della separazione fra chi aiuta e chi viene aiutato, ci restituisce però la capacità di immedesimarci nell’altro sofferente essendo noi stessi in prima persona sofferenti e spaventati. Questo passaggio di presa di coscienza non è da vivere come una disgrazia ma come un dono. L’aiuto quello vero si genera solo all’interno di una relazione e la relazione può avvenire unicamente se ci si riconosce come umanità soggettivamente differenti ma ugualmente degne e intimamente connesse.

Se siamo tutti fragili e tutti necessitiamo gli uni degli altri, ne deriva automaticamente la necessità di collaborare, di lavorare in rete.

Casa, lavoro e problemi materiali: cambia l’ordine delle necessità. La difficoltà nella ricerca di abitazioni ad un prezzo accessibile è diventata la prima causa di caduta nella marginalità.

Occorre ripensare i servizi mettendo al centro la necessità di creare spazi di relazione e non le

prestazioni da erogare, supportare le persone grazie al sostegno della rete e promuovere comunità

capaci di condividere le loro risorse, accettando e anzi valorizzando le singole fragilità.

Occorre attuare politiche che tutelino i diritti umani delle singole persone e nuclei e

contemporaneamente cercare di promuovere interventi volti a ricostruire o rinforzare il tessuto

sociale”.

 

[1] Art 1 statuto Caritas Italiana e Caritas Reggiana