
I complessi e approfonditi accertamenti patrimoniali, posti alla base della proposta del Questore e svolti dalla Divisione Anticrimine, diretta dal Primo Dirigente Dott.ssa Silvia Gentilini, con il fondamentale supporto in materia del Commissario Capo Dott.ssa Laura Benardi, hanno coperto l’arco temporale compreso tra il 2000 e 2020 ed hanno coinvolto i soggetti appartenenti al nucleo familiare dell’uomo, consentendo l’apprensione dell’immobile, benché questi, per sottrarlo all’aggressione tramite misure di prevenzione, lo avesse fatto fittiziamente confluire in un fondo patrimoniale destinato alle esigenze della famiglia.
L’attività d’indagine patrimoniale ha fatto emergere un’evidente sproporzione tra i redditi leciti dichiarati dal soggetto (e dal suo nucleo familiare) e gli investimenti effettuati, spiegabile unicamente con il costante flusso finanziario derivato dall’attività illecita di spaccio di sostanze stupefacenti.
Non si tratta dunque di una confisca connessa ad una singola e specifica attività di indagine, ma di una misura di prevenzione patrimoniale, disciplinata dal Testo Unico Antimafia (D.lgs. 159/2011), grazie alla quale è possibile aggredire il patrimonio di un soggetto di cui sia provata, grazie ad una meticolosa ricostruzione della sua condotta e del suo stile di vita, la pericolosità sociale e la titolarità di beni in misura sproporzionata rispetto al suo reddito lecito.
Con la confisca dell’immobile di Brindisi, dunque, lo Stato si riappropria di un bene che era stato acquistato grazie ai proventi dell’attività di spaccio, ripristinando la legalità.
Nei confronti del soggetto, inoltre, il Questore ha anche chiesto ed ottenuto l’applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di tre anni, durante i quali il soggetto sarà sottoposto ad uno stringente controllo da parte delle Forze dell’Ordine, avendo l’obbligo, tra l’altro, di non allontanarsi dal Comune di Bologna e di rimanere in casa in orario notturno.




