A seguito del grave episodio che nel pomeriggio di ieri 5 gennaio 2026 ha sconvolto la comunità dei Ferrovieri dell’Emilia Romagna e non solo, come UGL Ferrovieri Emilia Romagna vogliamo condividere alcune riflessioni.

Alessandro Ambrosio non era in turno, era il suo giorno libero eppure era lì.

Perché per chi ama davvero questo lavoro il tempo non si divide mai nettamente tra ciò che è dovuto e ciò che è scelto. C’è un tempo che non compare sui fogli presenza, è il tempo dell’attenzione della responsabilità, del “passo solo un attimo”, “ci vediamo anche se non tocca a me”.

Alessandro Ambrosio era un giovane ferroviere e come tanti ferrovieri non ha mai smesso davvero di esserlo nemmeno nel giorno libero.
Il lavoro, quando lo ami, non lo lasci nell’armadietto te lo porti addosso, entra nella vita, nei pensieri, nei gesti. Diventa cura degli altri. Diventa presenza.
Ma c’è una verità che oggi pesa come un macigno: questa dedizione si muove in spazi fragili, in luoghi di passaggio, in tempi sospesi, in solitudini che nessuno vede.
Le ferrovie non sono solo treni che partono: Sono Uomini, Donne, Viaggiatori, Lavoratrici e Lavoratori che condividono gli stessi spazi e le stesse vulnerabilità.
Sono uomini e donne che conoscono stazioni vuote, che sanno che il pericolo non ha orari, che imparano a convivere con una tensione silenziosa e la chiamano normalità.

Oggi il dolore non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di verità.

La verità è che spesso il lavoro entra nel tempo della vita senza che la vita venga protetta allo stesso modo. La verità è che la passione, quando non è custodita, diventa esposizione e a volte, tragedia. Questo non è un atto d’accusa. È una testimonianza: per Alessandro!

Per chi continua a esserci anche quando non dovrebbe, per chi ama il proprio lavoro e chiede solo di poter tornare a casa. Che questa morte non resti un fatto isolato ma diventi coscienza, diventi ascolto. Che diventi cura. Perché nessun amore per il lavoro dovrebbe costare la vita.