Quasi 134 milioni di euro di pagamenti alle imprese agricole del Bolognese nel 2025, un nuovo bando da 2,6 milioni di euro per la biosicurezza degli allevamenti suinicoli, più risorse per il depopolamento di animali fossori e cinghiali e nuove misure per mitigare l’impatto della presenza del lupo sul territorio, con un bando straordinario da 2 milioni di euro nel 2026 e interventi calibrati caso per caso.

Un pacchetto articolato di azioni che conferma l’impegno della Regione Emilia-Romagna a tutela del reddito agricolo, della competitività delle filiere e della sicurezza del territorio, in una fase particolarmente delicata per il settore primario.

Sono stati questi i temi al centro dei tre incontri che si sono svolti in Regione, nella Terza Torre, con l’assessore regionale all’Agricoltura e Agroalimentare, Alessio Mammi, insieme a enti del territorio, forze dell’ordine e associazioni agricole e di settore. Presente, in occasione del confronto sulla Psa, anche l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi.

“Il confronto è stato un momento utile e concreto per fare il punto su alcune delle sfide più rilevanti per il nostro territorio- ha sottolineato l’assessore Mammi- a partire dalla Peste suina africana, che continua a rappresentare una minaccia seria per una filiera strategica, fino alla gestione della presenza del lupo e agli interventi a sostegno delle imprese agricole. Su questi temi la Regione Emilia-Romagna sta mettendo in campo risorse, strumenti e azioni strutturate, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione, tutelare le produzioni e garantire continuità economica alle aziende. Il nostro impegno a difesa del reddito agricolo, della competitività delle filiere e del lavoro degli agricoltori è concreto e destinato a proseguire, tanto più in una fase complessa come quella che il settore sta attraversando”.

La Peste suina africana

Il primo incontro, dedicato alla Peste suina africana, ha coinvolto enti della provincia di Bologna, Polizie provinciali, Carabinieri forestali e rappresentanti delle associazioni agricole e di settore, con l’obiettivo di fare il punto sullo stato dell’emergenza e sulle misure attivate dalla Regione per il contenimento della malattia.

Nel corso del confronto è stato tracciato un bilancio delle azioni già messe in campo, a partire dai quattro bandi regionali per la biosicurezza per un totale di 11,1 milioni di euro, che hanno raccolto oltre 189 domande di sostegno e interessato più di 200 allevamenti (con circa un’azienda su quattro ammessa a contributo). È in fase di redazione un nuovo bando finanziato con risorse ministeriali, pari a 2,6 milioni di euro, destinato a rafforzare ulteriormente le misure di prevenzione e contenimento. Sul fronte del contenimento della popolazione di cinghiali, considerata un fattore chiave nella diffusione del virus, la Regione ha stanziato 3 milioni di euro per le attività di depopolamento nel corso degli anni, di cui 1,1 milioni solo nel 2025, assegnati alle Polizie provinciali per gli interventi di riduzione della specie, sia per i cinghiali sia per gli animali fossori, con contributo per capo. A partire dal 2026 lo stanziamento salirà a 1,8 milioni di euro, accompagnato da procedure di rendicontazione semplificate, per rendere più efficiente l’operatività sul territorio.

Nelle aree individuate dal commissario straordinario, l’attività di depopolamento era stata anticipata al primo settembre (in particolare nelle province di Reggio Emilia e Modena), mentre in questi giorni è stata prolungata in alcune zone del Bolognese fino al 28 febbraio. Parallelamente, attraverso i piani regionali di controllo della specie, negli ultimi tre anni il numero dei capi prelevati è passato da circa 4.400 a 6.400, con un incremento superiore al 45% (dato 2024), a conferma del rafforzamento delle attività di gestione faunistica come leva centrale nella strategia di contrasto alla Psa.

“Il nostro Paese combatte ormai da quattro anni contro la Peste suina africana- ha spiegato l’assessore Mammi-. Sin dall’inizio, l’ho definita un’emergenza nazionale, perché colpisce una filiera, quella suinicola, strategica per l’Italia, e che ha il suo ‘cuore’ in Emilia-Romagna. Il nostro Paese non può limitarsi ad adottare misure di convivenza con il virus: bisogna eradicarlo, questo è il nostro obiettivo. Su questo abbiamo investito e stiamo investendo molto, anche perché in Emilia-Romagna ci sono circa mille allevamenti, che gestiscono 3 milioni di suini, e 252 aziende di trasformazione. Tutto questo vale circa 5 miliardi di euro, un patrimonio irrinunciabile. Parliamo di una filiera d’eccellenza- ha aggiunto l’assessore-, per il valore che produce e per la sua dimensione fortemente internazionale, su cui dobbiamo contare sempre di più”.

“Continua la nostra serie di incontri con tutti gli ‘attori’ coinvolti, per ridurre la diffusione di questa malattia virale- ha ricordato l’assessore Fabi-. Abbiamo realizzato, tra ‘barrieramenti’, piani d’abbattimento e interventi per la biosicurezza, un sistema articolato e integrato, in accordo con il commissario: c’è bisogno di tutti. Servono anche campagne di educazione e informazione, affinché le persone sappiano come si diffonde questo virus, peraltro molto resistente. Dobbiamo correre più veloci noi- ha concluso Fabi- di quanto corra il virus”.

La presenza del lupo

Il tema della presenza del lupo è stato affrontato come questione strutturale di equilibrio tra tutela della biodiversità, sicurezza dei territori e sostenibilità delle attività agricole e zootecniche. Nel corso del confronto è stato ribadito l’approccio della Regione, che integra prevenzione, indennizzo, coordinamento istituzionale e supporto operativo agli allevatori, con l’obiettivo di ridurre gli impatti della specie a partire dalle produzioni zootecniche. Sul piano operativo, la Regione ha rafforzato gli strumenti di prevenzione dei danni, attraverso un bando annuale da 350mila euro dedicato alla fauna selvatica, di cui circa un quarto riferibile agli impatti del lupo, affiancato da un bando straordinario da 2 milioni di euro per il 2026. Particolare attenzione è riservata agli strumenti anti-predazione, con punteggi prioritari in graduatoria e accoglimento di tutte le domande ammissibili, oltre all’attivazione di azioni di dissuasione attiva, anche mediante l’impiego di pallini di gomma, nei casi previsti.

Accanto alla prevenzione, è stato illustrato il rafforzamento del sistema di indennizzo, che prevede il risarcimento dei danni diretti e, dal 2025, anche di quelli indiretti, per un valore medio di circa 70mila euro l’anno. Sono stati inoltre ridotti i tempi delle istruttorie a 30 giorni e ottenuto tramite la notifica alla Commissione europea di escludere gli indennizzi dal regime del de minimis, con l’obiettivo di garantire maggiore certezza economica alle imprese colpite.

Sul fronte della governance territoriale, la Regione ha rafforzato il coordinamento a livello provinciale tra Parchi, Comuni, Polizie provinciali e Carabinieri forestali, promuovendo la costituzione di tavoli permanenti in ogni Provincia, il confronto tecnico con Ispra sui casi più critici e il coinvolgimento diretto dei sindaci per l’adozione di ordinanze finalizzate alla prevenzione e alla riduzione dei rischi. Completano il quadro una serie di azioni di formazione, informazione e accompagnamento rivolte ad amministratori locali, allevatori e cittadini.

“La presenza del lupo oggi riguarda l’intero territorio regionale e rappresenta un tema che va affrontato con serietà, responsabilità e strumenti adeguati- ha ribadito l’assessore Mammi-. La Regione sta utilizzando tutte le leve consentite dalla normativa nazionale per ridurre gli impatti sulla zootecnia e sulle comunità locali, accompagnando gli allevatori con misure di prevenzione, indennizzo e supporto operativo. Serve però un salto di qualità a livello nazionale: il Piano di gestione del lupo è fermo al 2002 e non rispecchia più la situazione attuale. È necessario un quadro normativo aggiornato, chiaro e coerente, che permetta alle Regioni di intervenire in modo efficace, garantendo monitoraggio, risorse adeguate e strumenti operativi proporzionati, anche per affrontare il tema dei lupi ibridi e delle situazioni più critiche. Negli incontri che stiamo realizzando sui territori abbiamo proposto agli enti coinvolti di costituire una cabina di regia in ogni Provincia, a cui partecipino la Prefettura, i Carabinieri Forestali, la Provincia per gli enti locali e la Regione. Questo strumento consentirebbe di analizzare le situazioni più complesse collegialmente e decidere quali interventi disporre”.

Pagamenti in agricoltura: quasi 134 milioni di euro al Bolognese nel 2025

Nel corso del 2025, dal 1^ gennaio al 31 dicembre, la Regione ha erogato a Bologna e provincia 133.929.862 a sostegno del comparto agricolo, coinvolgendo 6.133 imprese e attivando 25.597 iter di pagamento.

Le risorse hanno riguardato calamità naturali e aiuti nazionali in regime de minimis (2.198.811 euro per 672 aziende), il Complemento di sviluppo rurale 2023-2027 (16.283.358 euro per 2.248 aziende), la Domanda unica Pac (43.637.897 euro per 5.872 aziende), il Piano di sviluppo rurale 2014-2022 (35.458.317 euro per 2.238 aziende), i programmi operativi ortofrutta-patate (33.988.705 euro), il settore vitivinicolo (2.123.071 euro) e gli interventi per la mielicoltura (239.702 euro).