Servizio, rappresentanza, ascolto, passione. Sono alcune “parole-ponte” che collegano idealmente, per Modena, la data del 31 marzo 1946 al presente. Parole che raccontano un’eredità viva, da rinnovare ogni giorno, e che interrogano il senso stesso della democrazia, non come conquista acquisita ma come pratica da misurare e rigenerare sempre.

Quelle parole sono state evocate durante la seduta straordinaria del Consiglio comunale di Modena tenutasi simbolicamente martedì 31 marzo, la stessa data in cui, ottant’anni fa, si tennero le elezioni amministrative del 1946 quando, per la prima volta, votarono anche le donne e, per la prima volta, poterono essere elette.

Alla seduta hanno preso parte anche Alfonsina Rinaldi, deputata, già consigliera comunale e prima sindaca donna di Modena, Isabella Bertolini, ex consigliera comunale, regionale e parlamentare, oltre agli studiosi Mattia Golinelli e Anna Lombardi. Presenti autorità civili e militari, rappresentanti delle istituzioni e anche gli ex sindaci Gian Carlo Muzzarelli, Mariangela Bastico, Giuliano Barbolini e Giorgio Pighi; gli ex presidenti del Consiglio Caterina Liotti, Ermanno Barbieri, Stefano Bellentani, Ennio Cottafavi (oltre a Fabio Poggi, attualmente consigliere comunale e la vicesindaca Francesca Maletti) e, infine, gli ex consiglieri Alberto Bosi, Antonio Montanini, Tommaso Fasano, Luca Fantoni, Marco Malferrari, Mario Bussetti, Marco Bortolotti, Chiara Pacchioni e Beatrice De Maio.

L’iniziativa rientra nel progetto “1946-2026. Modena 80 anni di democrazia”, promosso dalla Presidenza del Consiglio comunale con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e organizzato insieme al Comitato per la storia e le memorie del Novecento e all’Assessorato alla Cultura.

“Oggi diamo la democrazia per scontata ma quel giorno quasi il novanta per cento dei modenesi ammessi al voto si recarono ai seggi – ha detto il sindaco Massimo Mezzetti – Votarono per la prima volta le donne e tre tra loro furono elette nonostante l’elettorato passivo venne stabilito solo il 10 marzo, rimediando alla ‘dimenticanza’ della legge che aveva stabilito il suffragio universale in Italia ma non la possibilità per le donne di essere elette. Trovarsi oggi in questa sala, proprio nello stesso giorno di ottanta anni fa, ci deve spingere a un impegno sempre più intenso per far riconciliare i nostri cittadini con il voto e recuperare l’astensionismo che non è certo un buon indice di salute per la democrazia”.

Il presidente del Consiglio comunale Antonio Carpentieri ha dato voce alla memoria istituzionale leggendo i nomi dei quaranta consiglieri eletti nel 1946, a partire dalle prime tre donne entrate in Aula: Beatrice Ligabue, Clelia Manelli e Ilva Vaccari. Un passaggio simbolico, subito attualizzato ricordando il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto Venturi nell’ideazione del logo delle celebrazioni attraverso un percorso di ricerca e approfondimento storico. Nel suo intervento, infatti, Carpentieri ha sottolineato come la ricorrenza non possa limitarsi a un esercizio di memoria: partire dal 1946 significa interrogarsi su cosa sia oggi la democrazia, nelle sue diverse forme e su quanto le istituzioni siano ancora capaci di coinvolgere i cittadini e appassionarli alla “cosa pubblica”. “La democrazia non è data per sempre”, ha ricordato, ponendo al centro alcune domande: quanto gli eletti riescano a essere realmente rappresentativi, quanto riescano ad ascoltare, coinvolgere e appassionare alla cosa pubblica: “Interrogativi che sono il vero motore che muove il Consiglio comunale odierno e tutti gli appuntamenti celebrativi”.

A portare una testimonianza diretta è stata Alfonsina Rinaldi, prima sindaca donna di Modena eletta nel 1987, che ha richiamato l’attualità dei valori democratici: “Valori e regole di convivenza, diritti e dignità umana sono oggi sottoposti a un rivolgimento inedito nello scenario mondiale. Questo rafforza una convinzione: la democrazia e la partecipazione sono processi essenziali, di cui avere estrema cura”.

Nel suo intervento, Isabella Bertolini ha definito il 31 marzo 1946 “il primo fotogramma di un viaggio che non si è ancora concluso”, sottolineando il valore storico dell’ingresso delle donne nella vita democratica. L’ex consigliera comunale, regionale e parlamentare, ha quindi richiamato l’attualità del tema della parità, ancora non pienamente realizzata: “La parità non è una concessione. Il compito dello Stato è garantire che la partita sia equa”, ribadendo la necessità di continuare a costruire condizioni di reale uguaglianza.

Nel corso della seduta è stato proiettato un video che, con le voci di Metella Montanari (direttrice dell’Istituto storico della Resistenza di Modena) e Debora Dameri (direttrice dell’Archivio storico comunale), ha raccontato il passaggio dal secondo Dopoguerra alla nascita del sistema rappresentativo locale. Coinvolti anche gli attuali capigruppo chiamati a indicare le proprie “parole di democrazia”: servizio, partecipazione, rappresentanza, dignità, sono stati alcuni dei termini utilizzati per definire un impegno quotidiano che ancora oggi continua.

Al termine della seduta è stata inaugurata la mostra storico-documentaria “1946-2026. 80 anni di Consiglio comunale”. Curata da Daniel Degli Esposti e Paola Gemelli e realizzata in collaborazione con l’Archivio storico comunale, l’esposizione, visitabile fino al 2 giugno 2026 nella sala dei Passi Perduti e alla biblioteca Delfini, ricostruisce attraverso documenti, fotografie e atti d’archivio il passaggio dalla fine del sistema podestarile alla nascita della nuova amministrazione democratica. Il programma completo delle iniziative è disponibile sul sito del Comune di Modena.

DALLE MACERIE ALLA CONQUISTA DELLA PARTECIPAZIONE

La ricostruzione avviata grazie a un coinvolgimento ampio dei cittadini, con un ruolo nuovo e decisivo delle donne. Gli interventi dei ricercatori Golinelli e Lombardi

Dalla ricostruzione del Dopoguerra alla conquista di una partecipazione democratica ampia e consapevole, con un ruolo nuovo e decisivo delle donne. È il quadro emerso dagli interventi di Mattia Golinelli e Anna Lombardi, rispettivamente dottorando in Storia e dottoressa di ricerca in Storia contemporanea presso Unimore.

Le due relazioni, incentrate sulle fasi che portarono al primo voto amministrativo democratico a Modena nel 1946, sono state illustrate nella speciale seduta del Consiglio comunale del 31 marzo, dedicata all’ottantesimo anniversario che celebra la prima Assemblea cittadina eletta dopo la fine del regime fascista.

Nel suo intervento, Golinelli ha ricostruito il contesto nazionale e locale in cui maturò il voto del 31 marzo 1946, a quasi ventidue anni dalle precedenti elezioni politiche. Un’Italia uscita da pochi mesi dalla guerra, ancora priva di una nuova Costituzione e impegnata nella ricostruzione istituzionale, economica e sociale, con il Governo di unità nazionale guidato da Alcide De Gasperi e il ruolo centrale del Comitato di Liberazione Nazionale.

Anche a Modena, ha spiegato Golinelli, il periodo precedente alle elezioni fu caratterizzato da una gestione emergenziale affidata alla giunta del Cln, il Comitato di liberazione nazionale, impegnata su questioni cruciali come carenza di alloggi, razionamento alimentare, ricostruzione delle infrastrutture e reinserimento dei reduci e dei partigiani. In questo clima si sviluppò una campagna elettorale intensa e partecipata, segnata da forti tensioni ma anche da un diffuso senso di responsabilità civile. Nonostante i timori di disordini, le votazioni si svolsero senza incidenti, restituendo l’immagine di una comunità che tornava a scegliere i propri rappresentanti dopo anni di dittatura.

Lombardi ha posto al centro il protagonismo femminile di quella stagione, evidenziando come le elezioni del 1946 abbiano segnato una svolta storica: a Modena l’affluenza raggiunse l’87 per cento, con una partecipazione delle donne sostanzialmente pari a quella maschile, nel primo esercizio pieno dei diritti politici. In particolare, l’ingresso delle donne nella vita pubblica fu accompagnato da una forte spinta alla partecipazione e alla consapevolezza, sostenuta anche da associazioni come Udi e Cif, che promossero alfabetizzazione politica e coinvolgimento attivo. Decisivo anche il contributo della stampa nel diffondere informazioni e a mobilitare l’elettorato, accompagnando una fase di grande trasformazione sociale.

A Modena furono elette tre consigliere, Clelia Manelli, Beatrice Ligabue e Ilva Vaccari, figure che rappresentano percorsi diversi ma accomunati dall’esperienza della Resistenza e dall’impegno civile. Le loro biografie – dalla lunga militanza politica di Ligabue, all’esperienza partigiana di Vaccari, fino al ruolo di collegamento e impegno amministrativo di Manelli – restituiscono la forza di una generazione che ha contribuito in modo determinante alla nascita della democrazia locale, portando nella vita pubblica nuove sensibilità e nuove priorità.

Nonostante l’elezione di tre consigliere comunali, nessuna entrò pienamente nella Giunta: solo Clelia Manelli fu nominata assessora supplente con deleghe legate alla Beneficenza e all’Istruzione, in continuità con incarichi già ricoperti nel periodo del Cln. Un dato che evidenzia come, pur a fronte di un importante avanzamento sul piano della partecipazione, l’accesso delle donne ai ruoli decisionali restasse ancora limitato e confinato ad ambiti tradizionalmente considerati “di cura”.

Le elezioni del 1946 rappresentarono dunque un passaggio fondamentale nel processo di democratizzazione, segnando l’ingresso delle donne nella vita politica attiva. Una conquista storica che, allo stesso tempo, rappresentava una sfida ancora aperta.