
L’Azienda Ospedaliero – Universitaria si è aggiudicata sei dei 17 progetti finanziati nell’ambito del bando di Bando Ricerca finalizzata 2024 del Ministero della Salute per 2,4 milioni di euro di finanziamento. La Regione Emilia-Romagna, con 35 progetti finanziati (17 per le Aziende Sanitarie, 18 per gli IRCCS) per oltre 14,1 milioni di euro, si colloca in terza posizione a livello nazionale in termini assoluti, dietro solo a Lombardia e Lazio. Il dato colloca l’Azienda modenese al secondo posto in assoluto (dopo l’AOU di Bologna che ne ha presi sette) ma al primo se si escludono le Aziende, tra cui appunto il Sant’Orsola, dove è presente un IRCSS.
“Questo ottimo risultato – ha commentato il Direttore Generale di AOU di Modena, Ing. Luca Baldino – per il quale desidero anzitutto complimentarmi con i ricercatori conferma il ruolo fondamentale che la nostra Azienda ha nell’ambito della ricerca medica che è una parte qualificante della mission di un’Azienda Ospedaliero – Universitaria come la nostra. Le scienze medico-chirurgiche sono discipline in continua evoluzione e proprio la ricerca ci consente di gettare le basi per il futuro”.
In questo percorso è stata fondamentale la collaborazione dei direttori di tutti i reparti coinvolti e il grande lavoro del Servizio Unico Formazione, Ricerca, Innovazione e Grant Office di AOU e AUSL di Modena, diretto dalla dottoressa Elisa Muzzioli, rappresentato alla conferenza stampa dal dottor Pasquale Mighali.
“Mi aggiungo anche io ai complimenti nei confronti dei ricercatori premiati – ha aggiunto il dottor Silvio Di Tella, Direttore Sanitario di AOU di Modena – per questi progetti che rientrano in alcune delle aree in cui la nostra Azienda è centro di riferimento a livello nazionale. La lunga tradizione modenese nell’Ematologia continua con gli attuali studi sulla leucemia, come quella sulle Malattie Infettive nutre la ricerca sull’HIV e così la grande tradizione di neuroscienze si esplicita nei risultati scientifici in tema di sclerosi laterale amiotrofica. Tutto questo va a beneficio dello sviluppo complessivo della sanità.”
Il dettaglio dei progetti premiati
Semaglutide e Hiv. Lo studio analizza l’efficacia della semaglutide nel ridurre l’obesità viscerale nelle persone che vivono con HIV. Attraverso l’uso della Pet e della profilazione immunologica avanzata, i ricercatori intendono valutare l’impatto del farmaco sull’infiammazione vascolare e sul metabolismo del sistema immunitario.
Il progetto Semaglutide for the treatment of visceral obesity in people with HIV with body mass index <30 kg/m2 and without diabetes: a randomized clinical trial to explore immune metabolism, systemic and vascular inflammation assessed with Positron Emission Tomography”, ha come responsabile scientifico la professoressa Cristina Mussini, direttore delle Malattie Infettive del Policlinico di Modena. Collaborano il dottor Stefano Panareo, Direttore della Medicina Nucleare del Policlinico di Modena e la professoressa Lara Gibellini, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Materno-Infantili e dell’Adulto, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Il progetto SHAPE, promosso presso la Clinica Metabolica HIV dell’AOU Policlinico di Modena, è uno studio clinico randomizzato che valuta l’efficacia della semaglutide nel ridurre il grasso viscerale in persone con HIV senza diabete e con BMI <30.
Lo studio arruolerà circa 66 partecipanti, confrontando semaglutide associata a interventi sullo stile di vita rispetto al solo intervento comportamentale, con un approccio altamente innovativo che integra DEXA, PET e analisi immuno-metaboliche avanzate. Elemento distintivo del progetto è l’esplorazione, per la prima volta in modo sistematico, degli effetti immunometabolici della semaglutide nelle persone con HIV, con l’obiettivo di comprendere come il farmaco moduli l’attivazione immunitaria e i circuiti infiammatori. In particolare, lo studio valuterà la capacità della semaglutide di ridurre l’infiammazione vascolare cronica, misurata con imaging PET, aprendo nuove prospettive nella prevenzione del rischio cardiovascolare in questa popolazione. I risultati attesi potranno ridefinire il ruolo dei GLP-1 agonisti come interventi non solo metabolici ma anche immuno-modulanti, con ricadute dirette sulla pratica clinica e sullo sviluppo di strategie di medicina personalizzata. Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca già consolidato della clinica metabolica HIV di Modena, coordinata dal professor Giovanni Guaraldi, rafforzandone il ruolo come centro di riferimento internazionale su metabolismo, infiammazione e invecchiamento nell’HIV.
Leucemia linfoblastica acuta (LLA). Lo studio mira a integrare tecnologie avanzate, come il sequenziamento di nuova generazione (NGS) e la mappatura ottica del genoma (OGM), all’interno di un protocollo diagnostico multidisciplinare. L’obiettivo principale è migliorare la classificazione genetica della malattia per affinare la valutazione del rischio e personalizzare le terapie.
Lo studio “Integrating the innovative approaches of next-generation sequencing and optical genome mapping in the management of adult patients with acute lymphoblastic leukemia” di cui è responsabile scientifico la dottoressa Rossana Maffei della Struttura Semplice Dipartimentale Ematologia Diagnostica e Genomica Clinica del Policlinico, diretta dal professor Enrico Tagliafico, in stretta collaborazione con la UOC di Ematologia diretta dal prof Mario Luppi, si occupa di leucemia linfoblastica acuta (LLA), una neoplasia ematologica caratterizzata da un’elevata eterogeneità genetica che non può essere intercettata in modo adeguato dalle tecniche diagnostiche attualmente in uso. Ciò comporta una ridotta capacità di classificare la malattia e collocarla nel corretto gruppo di rischio. Lo studio INNOVAL (Integrating NGS and OGM Variant Identification in ALL) ha lo scopo di implementare il percorso diagnostico dei pazienti con LLA, integrando tecnologie innovative di sequenziamento di nuova generazione (NGS) a pannelli multigenici e di mappatura ottica del genoma (OGM), creando un flusso di lavoro multidisciplinare e razionalizzato per risorse e obiettivi che confluirà in una più accurata definizione delle lesioni genetiche che caratterizzano ciascun paziente, aprendo la strada ad un approccio personalizzato nella gestione del paziente.
Leucemia linfatica cronica (Llc). lo studio mira a valutare l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti a durata fissa basati su agenti mirati, come il venetoclax, in contesti medici reali al di fuori delle sperimentazioni controllate.
Lo studio “Real-world clinical outcome evaluation in patients with Chronic Lymphocytic Leukemia treated with target agents to identify new resistance biomarkers”, di cui è responsabile scientifico il professor Roberto Marasca, dell’Ematologia del Policlinico di cui è Direttore il professor Mario Luppi, parte dai numerosi studi clinici che, negli ultimi anni, hanno dimostrato i vantaggi dei nuovi farmaci a bersaglio molecolare rispetto alla “vecchia” chemio-immunoterapia nella Leucemia Linfatica Cronica (LLC). L’obiettivo del progetto è quello di valutare in modo approfondito e sistematico l’efficacia e la tollerabilità dei trattamenti incentrati sull’utilizzo di venetoclax utilizzato secondo pratica clinica, al di fuori di studi clinici (Real Word Evidence), e si inserisce in un processo di collaborazione e coordinamento già in essere tra le quattro Unità di Ematologia della Area Vasta Nord della Regione Emilia-Romagna (AVEN). Sulla base dei dati di efficacia ottenuti sarà possibile individuare e caratterizzare quei percorsi biologico-molecolari responsabili di ridotta sensibilità o resistenza a questi trattamenti. I risultati permetteranno un migliore approccio clinico-terapeutico dei pazienti affetti da LLC, permettendo una migliore personalizzazione dei trattamenti e riconoscendo elementi capaci di predire durata della risposta e l’insorgenza di resistenze.
Colchicina e Sla. Il progetto mira a testare l’efficacia della colchicina nel rallentare la progressione della Sclerosi laterale amiotrofica (Sla).
Il progetto “A randomized, placebo-controlled, multicenter, clinical trial of colchicine in amyotrophic lateral sclerosis” di cui è referente scientifico la dottoressa Giulia Gianferrari, della Neurologia dell’Ospedale Civile, diretta dalla professoressa Jessica Mandrioli, prevede uno studio clinico randomizzato e controllato volto a valutare l’efficacia della colchicina nel rallentare la progressione della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), misurato attraverso la variazione della scala ALSFRS-R. Lo studio include il confronto tra gruppo trattato e gruppo placebo, con monitoraggio clinico e biologico longitudinale, comprensivo di biomarcatori di neurodegenerazione e infiammazione. Il progetto mira a fornire evidenze cliniche e biologiche, con possibili ricadute applicative rapide grazie all’utilizzo di un farmaco già disponibile in commercio. I risultati potrebbero quindi contribuire allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche e di medicina personalizzata nella SLA. Il progetto si pone in continuità con precedenti studi effettuati presso il nostro centro sul possibile uso della colchicina nella SLA.
Immunità, Metabolismo e Sla. Il progetto si propone di esaminare il legame tra sistema immunitario e metabolismo nella Sclerosi laterale amiotrofica.
“Il progetto “Immune Cell Dynamics and Metabolism in ALS: Longitudinal Analysis for Biomarker Characterization and Clinical Trial Optimization” – di cui è referente scientifico la dottoressa Ilaria Martinelli della Neurologia dell’Ospedale Civile, diretta dalla professoressa Jessica Mandrioli mira a comprendere come le alterazioni del sistema immunitario e del metabolismo contribuiscano alla progressione della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), con particolare attenzione alle cellule T regolatorie (Treg). Attraverso tecnologie avanzate di profilazione a singola cellula e analisi di biomarcatori sistemici, studieremo pazienti affetti da SLA e gruppi di controllo per identificare specifiche firme immunometaboliche associate alla malattia. I risultati attesi includono l’individuazione di nuovi biomarcatori prognostici e possibili bersagli terapeutici. Questo studio si inserisce in linee di ricerca già attive presso il nostro centro, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di strategie cliniche personalizzate e innovative. Co-referente è il dottor Federico Banchelli, statistico. Partecipa al progetto la dottoressa Sara De Biasi di UNIMORE, in qualità di collaboratrice e responsabile di unità, contribuendo in particolare alle attività di caratterizzazione immunologica e analisi avanzate dei profili cellulari.
Epilessia. Lo studio mira a identificare nuovi biomarcatori per la epilessia del lobo temporale non lesionale (Tle-MRIneg) attraverso l’uso di tecniche avanzate di risonanza magnetica multimodale.
Lo studio “Superficial White Matter Imaging Biomarkers in Non-lesional Temporal Lobe Epilepsy: A multimodal study on microstructure pathology and clinical-associated phenotypes” di cui è referente scientifico la dottoressa Alice Ballerini, in collaborazione con la professoressa Anna Elisabetta Vaudano presso il Centro Epilessie dell’Ospedale Civile di Baggiovara, di cui è Responsabile il professor Stefano Meletti, si propone di caratterizzare l’epilessia del lobo temporale non lesionale MRIneg) attraverso tecniche avanzate di neuroimaging multimodale, con particolare attenzione alle alterazioni della sostanza bianca superficiale (U-fiber) e alle potenziali implicazioni cliniche e cognitive. Identificare diversi fenotipi di TLE-MRIneg potrebbe rivoluzionare l’approccio diagnostico e prognostico, riducendo i ritardi nell’identificazione e orientando le terapie in modo più mirato. Il progetto ha ricadute rilevanti anche per le epilessie ad esordio tardivo, in cui l’assenza di lesioni identificabili si associa a un rischio significativo di declino cognitivo e neurodegenerazione. L’obiettivo finale è fornire ai clinici strumenti più precisi per una diagnosi precoce, migliorando la qualità di vita dei pazienti.




