“E’ un periodo difficile per i produttori di cocomero, alle prese con i riflessi di una crisi che ha molteplici cause. Ora, mentre si completa il ciclo delle prove sperimentali sulle diverse varietà di questo frutto, che dovrebbero portarci a formulare la richiesta alla Ue per ottenere l’indicazione geografica per il prodotto della Bassa Reggiana, l’auspicio è che il rafforzamento dell’dentità territoriale del nostro frutto estivo possa rappresentare un passo decisivo in futuro per tenere i nostri produttori al riparo dalle crisi, tanto più se devastanti come quella attuale, che se non ha creato nella nostra area produttiva della pianura reggiana situazioni drammatiche, certo ha fatto sentire i suoi riflessi, costringendo i produttori a lasciare parte del prodotto nei campi per limitare le possibili perdite sul piano economico”. Ad esprimersi in questi termini è Alberto Bassoli, produttore di frutta e vice presidente vicario della Cia di Reggio Emilia, di fronte agli incontrovertibili segnali negativi che i mercati stanno scaricando sugli agricoltori impegnati anche in questa particolare branca d’attività.
Infatti, il crollo verticale dei consumi ha investito in pieno anche l’anguria “made in Italy”, travolta dagli effetti del “batterio killer” e dall’importazione selvaggia dai paesi del Mediterraneo, in particolare dalla Grecia. La conseguenza più immediata è stata un calo complessivo delle vendite tra giugno e luglio superiore al 25 per cento, ma con punte del 70 per cento al Sud. Soprattutto in quelle regioni a forte produzione di cocomeri, secondo quanto ha rilevato la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
In questo momento l’anguria dovrebbe essere raccolta e venduta senza sosta -spiega la Cia- perché siamo nel pieno della campagna, e invece non si riesce a collocarla a un prezzo minimamente remunerativo per i produttori. Le aziende agricole sono alle strette: da un lato si scontrano con la flessione decisa dei consumi di frutta, un “regalo” della psicosi da Escherichia coli, che solo a luglio ha portato a una contrazione dei prezzi all’origine del 31,1 per cento congiunturale (ma i cocomeri hanno perso il 46 per cento).