(Labitalia) – Il pil dell’Italia sarebbe sceso di poco più del 2% nella media dello scorso anno, sostanzialmente in linea con quanto previsto a luglio. Per il 2013, la stima è stata rivista al ribasso (da -0,2 a -1,0%), per effetto del peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell’attività nei mesi più recenti. E’ quanto emerge dal quadro macroeconomico tratteggiato nel Bollettino di Bankitalia. Nel nostro paese – aggiunge Bankitalia – la domanda interna non ha ancora raggiunto un punto di svolta. Secondo gli indicatori congiunturali, la dinamica del pil e’ stata negativa anche nel quarto trimestre del 2012 e rimarrebbe debole in quello in corso. Sono tuttavia emersi lievi segnali di stabilizzazione; si e’ arrestata la prolungata fase di deterioramento dei giudizi delle imprese sulle prospettive dell’economia.
La domanda estera, prosegue Bankitalia, continua a fornire un contributo positivo all’attività economica. Negli ultimi mesi l’aumento delle esportazioni è stato sostenuto dalle vendite verso i paesi esterni alla Ue. Tra gennaio e ottobre il disavanzo del conto corrente della bilancia dei pagamenti in rapporto al pil è diminuito di oltre due punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2011, a seguito del miglioramento del saldo mercantile. E, per Bankitalia, dopo una riduzione in media dell’1% quest’anno, il pil tornerebbe a espandersi dello 0,7% nel 2014. L’impennata dello spread e l’impatto delle manovre correttive dei conti pubblici hanno pesato sul calo del pil nel 2012, rimarca.
”Al peggioramento del quadro macroeconomico del 2012 hanno contribuito in larga parte – sottolinea – l’aumento del costo del credito e il deterioramento della sua disponibilità, indotti dall’inasprirsi della crisi del debito sovrano: se il differenziale tra i rendimenti dei titoli pubblici italiani e tedeschi, i tassi bancari e le condizioni di accesso al credito delle imprese fossero rimasti per tutto il periodo sui livelli favorevoli del luglio 2011, la dinamica del pil sarebbe stata nel complesso superiore di un punto percentuale. Si conferma anche – prosegue Bankitalia – che le misure di correzione dei conti pubblici adottate nella seconda parte del 2011 per evitare un incontrollato peggioramento delle condizioni sui mercati finanziari hanno avuto un effetto negativo sulla domanda, valutabile in un punto percentuale di crescita annua”. Inoltre, conclude,”il rallentamento della congiuntura internazionale e quello del commercio mondiale hanno sottratto 0,6 punti percentuali alla crescita; un ulteriore impatto, di circa mezzo punto, è attribuibile all’aumento dell’incertezza e al calo della fiducia delle famiglie e delle imprese, che si sono riflessi su consumi e investimenti”.



