
“Quando la bolla delle cattedrali del consumo, dei megaeventi e delle grandi opere scoppia, sul territorio restano spazi e infrastrutture abbandonate alla rendita e alla speculazione immobiliare. Di una di queste infrastrutture ci siamo appropriati oggi nel percorso di mobilitazione che ci porta verso la contestazione di Expo il primo maggio a Milano – prosegue Hobo – Si tratta dell’ex-Magazzini del popolo (Via Stalingrado 31), da tempo abbandonati, di recente acquistati dall’Unipol, potente gruppo finanziario, bancario e assicurativo in combutta con il Partito Democratico ……
… Dentro l’ex-Magazzini del popolo abbiamo trovato tante merci, dai letti ai divani, dai mobili ai lampadari, quelle che vengono vendute a prezzi esorbitanti rispetto ai nostri miseri salari (per chi ne ha uno).
Meglio mandarle al macero e lasciare gli spazi marcire piuttosto che permettere che se ne riapproprino i soggetti colpiti dalla crisi. Quei poteri economici e politici sono infatti gli stessi che sono responsabili della crisi, delle nostre condizioni di precarietà e impoverimento, dei debiti che contraiamo per poter studiare o avere una casa.
L’occupazione di oggi vuole innanzitutto essere un’indicazione sociale e politica verso e oltre il No Expo: contro l’esproprio delle nostre vite e dei nostri quartieri, riappropriamoci degli spazi urbani e delle infrastrutture che ci vengono sottratti e lasciati abbandonati dopo lo scoppio delle bolle…”.





