
Anche le previsioni non lasciano intravedere una normalizzazione nel prossimo futuro, visto che da metà febbraio è previsto un robusto segnale di rimonta del campo anticiclonico. Queste forti anomalie di circolazione determinano temperature eccezionalmente miti (soprattutto in montagna), assenza di precipitazioni, scarso rimescolamento atmosferico e quindi scarso ricambio di massa d’aria in Pianura Padana, con sensibili conseguenze in vari settori: lo stato dei fiumi, l’agricoltura, il turismo invernale, la qualità dell’aria.
Di seguito, il punto sulle anomalie meteorologiche riscontrate finora e sui principali effetti rilevati.
LE CAUSE
I flussi perturbati atlantici invernali si sono mantenuti più a Nord della norma per la persistente presenza di un campo anticiclonico sul Mediterraneo, legata alla anomala espansione della fascia di alta pressione subtropicale. La situazione è presumibilmente imputabile al graduale effetto del cambiamento climatico e alle conseguenze de El Niño, il fenomeno che si verifica periodicamente nell´area centrale dell´Oceano Pacifico, quando la temperatura di superficie aumenta di almeno 0,5° C per non meno di 5 mesi, con effetti sulla circolazione atmosferica globale.
GLI EFFETTI SULLE TEMPERATURE E LE PRECIPITAZIONI
Le temperature medie degli ultimi tre mesi (novembre 2015-gennaio 2016) sono state molto superiori alla media: in montagna si sono registrati circa +3 °C rispetto al clima degli ultimi anni, in pianura circa + 1 °C. In particolare nella settimana dal 25 al 31 gennaio sono risultate molto superiori al clima con scostamenti settimanali tra +3-5 °C in pianura e sino a +6-8 °C sui rilievi. Il 31 gennaio a Cesena sono stati raggiunti i 18,9 °C. Tra il 26 e il 27 gennaio, a Berceto (PR), a 758 m/slm, 16,7°C e il 26 gennaio, a Lago Pratignano (MO), a 1319 m/slm, ben 15,9°C.
Emblematico in questa stagione anche il dato relativo allo zero termico, l´altitudine alla quale la temperatura è di 0°C in libera atmosfera. Il trimestre appena concluso ha fatto registrare un valore medio di 2850 metri, per cui il limite della neve e del gelo è stato mediamente molto superiore alle cime più alte dell´Emilia-Romagna, con “sofferenza” degli impianti sciistici.
Anche le precipitazioni sono state scarsissime, inferiori alla norma su tutta la regione. I valori di deficit arrivano fino a – 70% nei tre mesi sulla fascia appenninica (pari a circa – 400mm) e sulla pianura emiliana. In particolare, nelle province di Piacenza e Parma gli indici mostrano una situazione di siccità agricola e idrologica: la prima considera gli impatti sull´agricoltura, la seconda considera gli effetti sul rifornimento idrico del suolo e del sottosuolo.
Le piogge sono state più abbondanti sul settore centro-orientale grazie a un ottobre piovoso e ad un abbondante (e finora unico) evento di precipitazioni nel mese di novembre.
La neve registra il primato del record negativo: per la prima volta dal 2006 le tre stazioni nivometriche campione in regione – Lagdei (PR) 1252 m/slm, Lago Pratignano (BO-MO) 1319 m/slm e Passo Radici (LU-MO) 1535 m/slm – al 31 gennaio hanno registrato l´assoluta mancanza di manto nevoso. Il dato è particolarmente significativo poiché, in termini di copertura nevosa, gennaio (insieme a febbraio) è il mese più stabile, in quanto solitamente risente di accumuli via via crescenti a quelle quote. Anche se i rilevamenti mostrano che mediamente anche nel gennaio 2007 e 2012 l´altezza del manto nevoso era scarsa, tuttavia al 31 gennaio non è mai mancata la neve al suolo. Questo è il primo anno (fra gli ultimi 10 analizzati) in cui a questa data alle quote comprese tra i 1500-1600 metri non c´è copertura nevosa.
LE CONSEGUENZE SULLE RISERVE IDRICHE: FIUME PO
Tutti i fiumi, a partire da quelli occidentali, presentano condizioni di magra. In particolare la portata del Po è su valori molto bassi. A Piacenza è intorno ai 380 m3/s, circa la metà della portata normalmente presente in questo periodo. Si tratta di valori inferiori anche alla magra del 2006-2007, anche se non rappresentano un record nella lunga serie storica a disposizione, che inizia dal 1923: altri inverni caratterizzati da magre fluviali furono quelli del 2002 e del 1990.
Confrontando i dati della portata media registrati a Pontelagoscuro (FE) nei trimestri novembre-gennaio dal 1990-1991 a oggi, il dato attuale di 847 m3/s si avvicina al record del 2001-2002 di 817 m3/s.
NESSUNA CONSEGUENZA NEGATIVA SULLE FALDE IDRICHE
La scarsità delle precipitazioni non ha inciso significativamente sul livello delle falde, ossia dell´acqua immagazzinata nel sottosuolo che, infiltrandosi nel terreno, forma depositi di acqua sotterranea.
Nell’ultimo bimestre dicembre 2015-gennaio 2016 in Emilia-Romagna i livelli medi di soggiacenza delle falde di pianura (ovvero, della profondità delle acque sotterranee misurata in metri rispetto alla superficie topografica) risultano mediamente più alti del corrispondente periodo 2011-2014, quindi la situazione è decisamente positiva.
LE CONSEGUENZE SULLA QUALITÀ DELL´ARIA
Lo scarso rimescolamento, l’assenza di vento e le marcate inversioni termiche, con temperature in quota particolarmente elevate (+ 3 °C rispetto al clima) hanno pesantemente influito sull’accumulo degli inquinanti per l’intero trimestre.
A novembre, sono state 6 le stazioni che hanno registrato almeno 10 superamenti della soglia giornaliera per il PM10 (le concentrazioni più alte a Carpi e Ferrara con 90 µg/m3).
A dicembre le stazioni con almeno 10 superamenti sono salite a 29, il picco più alto a Rimini (123 µg/m3).
Il mese di gennaio, dal 19 in poi, è stato il più critico del trimestre considerato per le concentrazioni massime di PM10, che hanno superato il valore limite giornaliero dei 50 mcg/m3, e sono progressivamente aumentate in tutta la regione fino a raggiungere valori superiori ai 100 µg/m3 in diverse stazioni, comprese quelle di fondo rurale.
Le condizioni peggiori sono state osservate il 30 gennaio con 19 stazioni su 47 con valori compresi tra 100 e 155 µg/m3.
Anche i valori di PM2.5 sono stati relativamente elevati, con medie giornaliere superiori a 80 mcg/m3 nel periodo compreso tra il 28 e il 30 gennaio.
All’interno del progetto Supersito promosso dalla Regione Emilia-Romagna (che ha l´obiettivo di migliorare le conoscenze degli aspetti ambientali e sanitari del particolato fine e ultrafine presente in atmosfera) è stata condotta un´analisi del PM2.5 e PM1, nei trimestri novembre-dicembre-gennaio del quinquennio 2011/2016.
Nel 2015/2016 si è osservato un incremento della concentrazione di PM2.5 rispetto agli anni precedenti, a fronte di una diminuzione del PM1 (che ha fatto registrare a San Pietro Capofiume il valore più basso di tutti i periodi analizzati).
Tale informazione è importante per poter discriminare i diversi processi che concorrono alla formazione e alla massa del particolato. Le polveri comprese tra PM2.5 e PM1 sono presumibilmente imputabili alla trasformazione e aumento di massa del particolato dovuti al suo “invecchiamento”, che si verifica nelle situazioni caratterizzate da lunghi periodi di stagnazione delle masse d’aria, come successo a metà dicembre e nella seconda metà di gennaio. Tali situazioni tendono a rendere omogeneo l’inquinamento tra le aree urbane e le aree rurali.
Anche i valori di biossido di azoto (NO2) – gas che contribuisce alla formazione di PM10 e PM2.5 – sono risultati oltre alla norma alla fine del mese di gennaio, con il superamento del valore limite orario (200 µg/m3), il 23 e 24 gennaio a Piacenza, (209 µg/m3) e a Modena il 25 gennaio (213 µg/m3).
Tornando al numero dei superamenti dei limiti per le polveri (PM10), benché nel gennaio 2016 vada da un minimo di 9 (Forlì) a un massimo di 16 (Modena), si tratta tuttavia di valori confrontabili con quelli fatti registrare nello stesso periodo negli ultimi 5 anni. Gli anni peggiori sono stati il 2015 (da 10 a 22 superamenti) e il 2012 (da 15 a 24). Il 2014 è risultato l´anno con il minor numero di superamenti nel mese di gennaio (da 2 a 12).
I valori massimi giornalieri registrati in Emilia-Romagna nel trimestre, 155 µg/m3 a Mirandola (Mo) e 146 a Colorno (Pr) il 30 gennaio 2016, sono confrontabili o inferiori a quelli registrati in passato nella nostra regione (276 nel 2002 e 246 µg/m3 nel 2012 a Parma, 253 µg/m3 a Ferrara nel 2002, 209 µg/m3 a Reggio Emilia nel 2012) e non raggiungono le concentrazioni di picco misurate a gennaio da altre stazioni del Nord Italia (ad esempio Torino 246 µg/m3 il 26/1 e Venezia 215 µg/m3 il 30/1).
IL CONFRONTO CON IL PASSATO
Al momento attuale possiamo dire che questa stagione invernale 2015-2016 è davvero così critica?
Dal confronto col passato si vede che negli ultimi anni si sono alternati inverni molto diversi fra loro: generalmente caldi, spesso molto piovosi (come il 2010 e il 2014) oppure siccitosi, come quelli 2006/2007/2008 e il 2012. Questa alternanza meteorologica ha evidenti riflessi negativi sulla qualità dell’aria: nel trimestre novembre 2015 – gennaio 2016, ben cinque stazioni hanno registrato più dei 35 superamenti di PM10 che la normativa consente in un intero anno. Tuttavia, restiamo lontani dalla situazione del 2011-2012, quando furono ben 27 le stazioni con registrazioni così critiche.
Relativamente critica, al momento, a giudicare dai livelli dei fiumi soprattutto sulla parte occidentale della regione, anche la situazione di siccità, comparabile con quella del 2006-2007.
Approfondimenti: http://bit.ly/ArpaeMeteoAnomalo2016




