
di beni in esenzione di I.V.A. (da elettrodomestici a pallets, da apparati telefonici a bevande, ecc..); li rivendevano senza dichiarare i proventi al fisco; distruggevano sistematicamente le scritture contabili ed emettevano fatture per operazioni inesistenti per consentire ad altre società ad essi collegate di ottenere ulteriori indebiti risparmi di imposte.
Oltre ai trasferimenti fittizi di sede ed alla distruzione delle scritture contabili, l’organizzazione non si faceva scrupolo di intestare a teste di legno quote di società o attività economiche, così da rendere difficoltoso l’accertamento tributario nei loro confronti.
Le indagini hanno preso in esame le annualità dal 2013 fino a data corrente consentendo di rilevare una frode fiscale che, tra imponibili sottratti a tassazione ai fini dell’imposizione diretta e violazioni in materia di I.V.A., supera i 90 milioni di euro, cui si devono aggiungere numerose altre irregolarità fiscali.
Cinque verifiche fiscali ad altrettante società e numerosi controlli fiscali sono stati necessari per individuare compiutamente i contorni della frode che, in otto casi, hanno consentito di individuare evasori totali, cioè contribuenti completamente sconosciuti al fisco.
Al termine dell’operazione sono stati denunciati alla Procura della
Repubblica di Reggio Emilia 9 soggetti italiani tra i 24 ed i 64 anni ed un cittadino di origine cinese di 36 anni che, dovranno rispondere di numerosi reati tributari.
Le indagini dell’A.G. sono ancora in corso, al fine di riscostruire le intere ramificazioni della frode e porre fine a pratiche illegali che, oltre a sottrarre ingenti risorse al fisco, danneggiano seriamente gli operatori di settore che operano nella legalità a causa di una evidente concorrenza sleale.



