
“Per poter anticipare le mega-alluvioni dobbiamo osservare quello che succede in altri paesi e altre regioni del continente europeo: in questo modo possiamo aumentare la consapevolezza del rischio ed essere più preparati ad affrontare questi eventi estremi”, spiega Alberto Montanari, professore al Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “Per arrivare a questo risultato, è fondamentale guardare oltre la semplice valutazione nazionale del rischio alluvione e condividere le informazioni relative a questi fenomeni a livello continentale e globale”.
Le mega-alluvioni sono inondazioni che hanno una magnitudo di gran lunga superiore a quella di inondazioni avvenute in precedenza in una data località. Si tratta di fenomeni catastrofici, che causando enormi danni e spesso provocano molte vittime. Sono però anche fenomeni rari, e questo li rende estremamente difficili da prevedere.
Per cercare una soluzione a questo problema, un gruppo internazionale di ricerca ha allargato lo sguardo dal contesto regionale e dei singoli stati a quello europeo. Gli studiosi hanno quindi analizzato le osservazioni di portata di piena fluviale raccolte su scala continentale dal 1810 al 2021 in 8.000 stazioni di rilevamento. E dai dati è emerso che regioni anche distanti, ma con caratteristiche idrologiche affini, tendono a produrre eventi di piena eccezionali molto simili tra loro.
“Questo è il primo studio che analizza il fenomeno delle mega-alluvioni in modo sistematico su tutto il continente europeo, con l’obiettivo di prevedere possibili eventi di piena eccezionali a partire da casi passati”, dice Attilio Castellarin, professore al Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “In questo modo, abbiamo mostrato che bacini idrografici che condividono processi simili nella generazione delle alluvioni, inclusi i livelli delle precipitazioni e i percorsi idrologici e di infiltrazione, producono conseguenze simili quando si passa da eventi più ridotti a fenomeni di dimensioni maggiori”.
Gli esiti dello studio mostrano infatti che, sulla base di eventi precedenti in luoghi idrologicamente simili, sarebbe stato possibile prevedere la portata del 95,5% delle mega-alluvioni registrate in Europa. E di conseguenza, questo stesso metodo può essere oggi utilizzato per stimare la magnitudo di inondazioni che potrebbero verificarsi in futuro.
Coordinato da ricercatori della TU Wien (Università Tecnica di Vienna), lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Geoscience con il titolo “Surprising megafloods in Europe? Learning from the big picture”. Per l’Università di Bologna hanno partecipato Alberto Montanari e Attilio Castellarin, entrambi professori al Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali.




