La proposta di aumento dei dazi antidumping UE sulle importazioni cinesi, emersa da un’indagine della Commissione UE di revisione parziale conclusasi nell’ottobre 2025, contrasta pratiche sleali che creano distorsioni anti-competitive e danneggiano da anni la manifattura ceramica, avendo già determinato la chiusura di oltre 60 aziende e la perdita di quasi 10.000 posti di lavoro in tutta l’Europa.

Il dumping cinese è stato comprovato dalla stessa Commissione europea nel 2012-2013, e confermato da ulteriori azioni nel 2019 e nel 2025, che hanno registrato la permanenza delle pratiche sleali. Inoltre, nel 2019 l’UE ha anche scoperto tentativi di elusione dei dazi attraverso società cinesi che riorientavano le esportazioni attraverso altri paesi. Il reiterarsi di pratiche commerciali distorsive ha creato, nel tempo, danni economici strutturali all’industria europea della stoviglieria di ceramica e porcellana – che nel continente conta 25.000 addetti – nonostante l’imposizione di dazi ricompresi tra il 13,1% ed il 36,1%.

L’indagine del 2025, che si è svolta con massima trasparenza e nel rispetto della normativa del WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, si è conclusa con la proposta da parte della Commissione europea di applicare un dazio pari al 79%, volto a ristabilire condizioni di mercato eque. Questa decisione è arrivata dopo aver riscontrato livelli di dumping delle importazioni cinesi incredibilmente elevati (anche pari al 446,5%). Non fermare il dumping economico, ambientale e sociale cinese significa favorire un modello di business fondato sull’importazione di prodotti venduti a prezzi incompatibili con qualunque costo industriale europeo.

Il nuovo dazio proposto dalla Commissione va a tutelare le imprese produttrici di stoviglieria e l’occupazione di qualità che assicurano. L’azione è stata supportata anche dal comparto della ceramica artistica e dall’intera filiera industriale di riferimento, che include produttori di design e pigmenti ceramici, fornitori di lavorazioni speciali ad elevata tecnologia, fornitori di metalli preziosi utilizzati per decorazioni e finiture, nonché torrefattori di rilievo a livello europeo, per i quali la tenuta della filiera e la qualità del prodotto costituiscono elementi strategici. Queste realtà nel complesso rappresentano 5.000 addetti.

“Un modello industriale basato su dumping economico, sociale ed ambientale – dichiara Amedeo Sala, consigliere di Confindustria Ceramica – rappresenta una seria minaccia di desertificazione industriale in Europa, con relativa perdita di posti di lavoro di qualità e competenze. L’assenza di una produzione italiana ed europea determinerebbe l’impossibilità, da parte del consumatore, di scegliere in un regime di concorrenza”.

“Le micro e piccole imprese ed i laboratori radicati sul territorio – afferma Nadia Carboni, Direttore dell’Associazione italiana Città della Ceramica, realtà che rappresenta 60 Comuni che producono ceramica artistica e artigianale – non competono sui volumi, ma generano occupazione qualificata, turismo e identità territoriale. Le importazioni in dumping cinesi hanno già causato chiusure di botteghe storiche e perdita di saperi unici: è ora di agire per tutelare non solo l’economia, ma il cuore culturale del Made in Italy”.