Alcuni esponenti del Pdl, provenienti dall’esperienza di An e prima ancora dall’Msi, si sono improvvisati “rottamatori” in chiave antiberlusconiana. Ritengo che non sia corretto, peraltro all’approssimarsi delle scadenze congressuali del Pdl, aprire una querelle che verte banalmente sui dati anagrafici dei dirigenti. Se si dovesse giocare a chi “rottamare” politicamente, ritengo che il criterio di selezione dovrebbe riguardare soprattutto i politici privi di consenso popolare.

La mia esperienza politica è nata con Forza Italia e perciò mi considero un uomo politico di centro e non di destra. L’alleanza con la destra è nata dalla necessità di sconfiggere elettoralmente una sinistra irresponsabile ed estremista che ha dimostrato di non essere in grado di governare il Paese, a cominciare dall’ingresso nell’Euro e dalla sua valutazione.

E grazie all’alleanza di centro-destra che la destra tradizionale è stata “sdoganata” ed ha potuto entrare a far parte di diversi governi dal 1994 in poi: alcuni esponenti di destra, in seguito, sono divenuti addirittura antifascisti ed hanno declassato Mussolini da grande statista e despota, ed al culmine della loro carriera sono giunti a tradire, indecorosamente, il Pdl e ad allearsi con gli ex comunisti. Spiace perciò leggere sulla stampa dichiarazioni “bellicose” di giovani che giungono a minacciare l’individuazione di “nuovi spazi politici”. Berlusconi è il leader del Pdl, oltre che per le sue capacità politiche, anche per il fatto che è il solo capace di coagulare intorno a se un grande consenso fatto di milioni di voti. La fiducia degli italiani in Berlusconi, come dimostrano tutte le statistiche, non è mai venuta a meno.

Ci stiamo avviando ad un congresso storico destinato a trasformare il Pdl da “cartello elettorale” a partito socialmente radicato e con una struttura organizzativa solida e partecipata. Se si vuole cogliere l’occasione per aprire un confronto sereno e serio su come cementificare questa alleanza di centro-destra e su come far camminare il processo di rinnovamento del gruppo dirigente, a partire dal coordinamento regionale dell’Emilia Romagna, il prossimo congresso di dicembre rappresenta una importante opportunità. Le divisioni interne e le polemiche strumentali rischiano invece, quelle sì, di consegnare il Paese alla sinistra.

Fabio Filippi