
Le linee di intervento sono state elaborate sulla base del contesto evidenziato dall’incrocio di dati sulle scelte di istruzione e formazione dei giovani modenesi e sui livelli di occupazione che mostrano come il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile della provincia di Modena sia più alto della media regionale (il 27 per cento contro il 22 regionale nella fascia 15-24 anni) e come la crisi del manifatturiero abbia colpito soprattutto chi aveva un contratto a tempo determinato e professionalità non strategica. «Possiamo interpretare i dati del report – afferma Elena Malaguti, assessore provinciale all’Istruzione e Politiche giovanili – attraverso tre parole chiave: la prima è “scoraggiamento”, perché sono molti i giovani che hanno rinunciato a cercare lavoro e non sono inseriti in un percorso scolastico o formativo. La seconda parola chiave è “diploma” come condizione necessaria per l’accesso dignitoso al mondo del lavoro. La terza è “lavoro atipico” che, come sappiamo, penalizza particolarmente i giovani, accompagnandosi a una formazione medio alta e a retribuzioni basse. Elementi – ha concluso l’assessore – che ci dicono che la questione “giovani” deve essere affrontata in modo sistemico sui fronti lavoro, scuola e inclusione sociale».
«Abbiamo bisogno di interrogare i giovani sui loro desideri e su cosa vogliono fare da grandi, ma dobbiamo soprattutto tornare a incentivare quella propensione al rischio la cui perdita è uno dei danni peggiori per il nostro territorio». Incentivare la propensione al rischio insieme alla costruzione di nuovi lavori per nuove competenze sono, come ha spiegato ancora Ori, gli obiettivi di un programma che sarà messo a punto con la Regione.




