
L’allarme arriva da Lapam Confartigianato: l’ufficio studi dell’associazione ha analizzato in profondità i dati sul dissesto idrogeologico dell’Appennino modenese, rilevando dati molto precisi e preoccupanti: “Le frane sono purtroppo all’ordine del giorno: la scomparsa dei boschi, che davano compattezza a colline e montagne, insieme alle bombe d’acqua concertate in poche ore non permettono alla terra di assorbire l’acqua e il terreno crolla”.
Il 13,5% della superficie dell’intera provincia presenta pericolosità da frana elevate e molto elevata, con picchi di oltre il 40% nei comuni di Frassinoro, Palagano e Montecreto. Ma anche Sestola, Montefiorino, Zocca, Lama Mocogno, Montese, Polinago e Prignano hanno più del 30% del territorio comunale a rischio. Il comune con il più imprese a rischio sia sotto il profilo del numero che della percentuale complessiva è quello di Lama Mocogno, 164 ben il 56,2% del totale delle imprese, ma sono a rischio anche 108 imprese a Fanano, 73 a Sestola e 71 a Serramazzoni, mentre come percentuale pesano molto le 27 imprese di Riolunato (il 38% del totale) e le 55 di Fiumalbo (34,8% del numero complessivo).
“Molto spesso le stesse imprese delle zone a rischio sono le prime a impegnarsi per ristabilire la situazione in caso di eventi climatici eccezionali, come è successo la scorsa settimana in Appennino – conclude Lapam Confartigianato -. E’ fondamentale un intervento urgente sul dissesto idrogeologico ma altrettanto importante è favorire la permanenza delle imprese su quei territori”.



