
Le piccole imprese italiane (quelle nella fascia di consumo fino a 20 MW l’anno) hanno pagato l’energia elettrica il 14% in più della media europea (407 euro a MW contro 356 euro nell’UE) con punte del 40% in più rispetto alla Francia e di quasi il 50% in confronto allo stesso livello di consumi di un’azienda spagnola. Nella classe di consumi tra 20 e 500 MW l’anno il differenziale scende al 13,5% fino ad azzerarsi per le imprese energivore (oltre 150mila MW).
Resta rilevante la sperequazione tra piccole imprese e quelle con consumi elevati. Una micro impresa infatti ha pagato l’energia elettrica il doppio di una energivora (407 euro rispetto a 198) e con l’azzeramento dei sostegni nel 2024 il differenziale torna a livelli insostenibili.
La notevole differenza riflette la struttura della bolletta che penalizza le piccole. Il peso del costo della sola energia utilizzata da un’impresa con consumi fino a 2mila MW è inferiore al 60% del costo complessivo finale mentre per una energivora l’energia consumata rappresenta l’82,5% della bolletta. In pratica, il 40% non riguarda l’energia in senso stretto. Ciò significa che è sulle piccole imprese che grava il peso degli oneri generali del sistema.
“I costi dell’energia elettrica – afferma il Presidente di CNA Modena Claudio Medici – continuano a rappresentare una emergenza per micro e piccole imprese. Per questo serve una riforma strutturale della composizione della bolletta, così da favorire una distribuzione più equa degli oneri di sistema, trasferendoli sulla fiscalità generale. Inoltre occorre rivedere i criteri per l’accesso alle agevolazioni tariffarie oggi riservate in via esclusiva alle imprese energivore. Ad esempio, introducendo il criterio dell’incidenza della spesa energetica sul bilancio aziendale così consentire anche alle PMI ad alta intensità energetica di poter accedere ai benefici tariffari, come CNA propone da tempo”.
“Anche l’autoproduzione – conclude Medici – è uno strumento utile per contrastare il peso dei costi energetici. Speriamo che il programma Transizione 5.0, malgrado la complessità e l’onerosità di questo strumento, possa rappresentare una soluzione in questa direzione”.




